Lettere nel cassetto

C’è venuta questa cosa che i carteggi sono belli. Detto di come anche scambiarsi qualche mail, o solo semplici messaggini, sia piacevole, nella ritualità (che molti, anche non più giovani, non hanno poi provato così di frequente) di scrivere una lettera cartacea, che comporta una serie di azioni in successione, c’è qualcosa di liturgico.

Abbiamo così scritto una raccolta di corrispondenze letterarie, e c’è un po’ di tutto, come al solito: leggerete di due uomini che ragionano sulla sorte di molti uomini, leggerete di artisti secolari che si scambiano lettere in bello stile, leggerete di un carcerato e di una suora, leggerete di tempi antichi e tempi recenti, di mistero e di dolcezze ed anche di magia.

Sono le nostre Lettere nel cassetto, che potete ordinare già scrivendo qui: vitaeditrice@gmail.com (l’immagine di copertina è di Valentina Sardu!).

Qualche fiaba

La maggior parte delle nostre opere proviene da dei piccoli concorsi interni, con cui ci divertiamo a scrivere, indovinarci, leggerci. Ultimamente, ci siamo dilettati con delle fiabe (e chissà, forse un giorno ne uscirà qualcosa). Tre di queste sono state lette (e chissà, anche qui: forse un giorno ne aggiungeremo) e le trovate qua, per accompagnarvi qualche minuto.

Ah: iscrivetevi al canale!

La Cipolla d’Oro – di Maria Finello

Le armi del cavaliere – di Giovanni Bertoglio

Sorriso e Primavera – di Patrizio Righero

Una via Crucis

Una piccola colonna del nostro gruppo (che è poi la stessa falange che l’anno passato aveva fatto questo) s’è messo in testa che fosse una cosa bella pensare ad una via Crucis, ma un po’ particolare.

C’è venuta l’idea di fare parlare gli attori (che sono poi persone che hanno vissuto e mangiato e vestito panni) della via Crucis: Pilato, Tommaso, Veronica, e tanti altri, in quattordici stazioni.

Abbiamo deciso di farne un sussidio che stesse a metà tra una liturgia ed una lettura, di modo che ognuno (che lo volesse, ovviamente) possa farne un qualcosa di buono per questa quaresima che è prossima ad iniziare: trovate ogni indicazione utile qui, sul sito di Vita Diocesana Pinerolese.

A presto per altre cosette!

La via della Luce

Una parziale falange di noi Inkiostri, in passato, si è cimentata con un gradevole impegno di natura pasquale: che ha portato quest’anno ad una nostro scritto non meno pasquale, di cui pubblichiamo, qui di seguito, l’introduzione. Ok che siamo ancora a Carnevale ma poi è un attimo eh! Il libro è disponibile presso la redazione di Vita Diocesana Pinerolese (via vescovado, 1 – Pinerolo). Per info e prenotazioni: tel 0121.373335 – vitaeditrice@gmail.com


Raccontare la Pasqua. Per degli scrittori, un’avventura esaltante: il dramma della Pasqua è così vivido nei suoi personaggi, situazioni, avvenimenti, dinamiche, da aver ispirato innumerevoli creazioni e reinterpretazioni artistiche nella Storia, da parte sia di credenti sia di non credenti. Tale è il potenziale narrativo degli avvenimenti degli ultimi giorni della vita terrena di Cristo che anche la lettura del Vangelo della Passione avviene in forma drammatica, e questa “teatralità” (nel miglior senso del termine) ha ispirato anche alcune versioni musicali di assoluta bellezza, come le Passioni di Johann Sebastian Bach. 

Per degli scrittori credenti, si tratta di confrontarsi con il cuore stesso della propria fede, e cioè con gli avvenimenti fondanti su cui l’intera costruzione della propria esistenza e del proprio sistema di valori si basano. 

Inevitabile, perciò, che prima o poi anche gli Inkiostri si lasciassero sedurre dal fascino degli avvenimenti del Triduo Pasquale. In realtà già nel 2022 il nostro gruppo di amici appassionati di letteratura, di relazioni profonde e di fede aveva affrontato la Pasqua. L’avevamo fatto con una delle nostre sfide, i “concorsi interni” con cui ci stimoliamo reciprocamente a scrivere, dedicata a dei “DabbleDrabble” (mini racconti di 200 parole) sul Sabato Santo[1], e anche con una “Via Lucis” pubblicata su VinoNuovo[2], e in cui avevamo immaginato che i Discepoli di Emmaus fossero una coppia di sposi, Maria e Cleopa, intenti a scoprire le tracce del Risorto nel loro quotidiano di amore familiare e coniugale. 

Successivamente, VinoNuovo ci ha invitati a replicare l’avventura, e abbiamo pensato di ambientare la Via Lucis  in questo presente che sembra tanto difficile per tante persone e situazioni. Abbiamo immaginato piccole storie, che, narrando il vissuto di una persona, potessero risultare emblematiche rispetto a situazioni più grandi che caratterizzano le cronache e le fatiche dei primi mesi di quest’anno. 

Accanto a questo cammino di speranza, in cui la luce del Risorto viene a illuminare tutti i “cuori di tenebra” del nostro quotidiano, siamo stati invitati anche a creare e vivere un altro cammino, legato invece alla Passione. Si è trattato di un ciclo di quattro incontri (più uno, una meditazione in musica) proposti come itinerario quaresimale nella parrocchia di San Bernardino a Torino, dei Frati Minori francescani. 

Nelle quattro serate, delle “squadre” di Inkiostri sono partite da un oggetto protagonista della Pasqua per intessere delle narrazioni contemplative e meditative sul mistero pasquale. Gli oggetti che avevamo inizialmente pensato, con una “coincidenza” che sicuramente non è casuale, si sono ritrovati anche sull’immagine simbolo del francescanesimo, il meraviglioso Crocifisso di San Damiano che parlò a San Francesco e davanti al quale Santa Chiara e le Clarisse pregarono per secoli. Dai piccoli dettagli del Crocifisso, sui quali i nostri amici frati ci hanno invitati a posare l’attenzione, ci siamo quindi spostati su oggetti che ci permettessero di entrare nel mistero della Pasqua come da una porta di servizio: umilmente, concretamente, ma anche con l’infinito stupore di chi vede dispiegarsi la bellezza dell’amore di Dio che cura anche i più piccoli dettagli nel disegnare l’immenso affresco della Passione. Nella serata conclusiva, l’intreccio di parole, silenzio, immagini e musica (cantata dall’ensemble vocale e strumentale dei giovanissimi “Creativi”) ha permesso di ri-comporre l’immagine complessiva, nella contemplazione di un Crocifisso che parla a tutti.

Abbiamo perciò pensato di offrire ai nostri amici lettori il “diario di viaggio” di questo cammino, sperando che possa essere utile anche a loro come lo è stato – in primis – per noi stessi, stimolati così a una contemplazione più profonda e vivida di ciò che dà senso alla nostra intera esistenza. Le serate di San Bernardino sono state anche riprese in forma di video, disponibili sul canale della Parrocchia San Bernardino[3] e di Vita Diocesana Pinerolese[4], nel caso in cui potesse far piacere sentire le narrazioni dalla viva voce di chi c’era.     
Buona Pasqua!


[1] https://www.inkiostri.net/drabble2022.html

[2] https://www.vinonuovo.it/comunita/bibbia-e-liturgia/via-lucis/

[3] https://rb.gy/er30

[4] https://rb.gy/84hz

Due righe con: Patrizio Righero

Non sappiamo voi, ma per molti di noi poche cose sono più gradevoli di fermarsi un momento a parlare di libri. Abbiamo pensato così di fare due chiacchierate, un po’ per presentarci, un po’ per dare qualche spunto di lettura, magari. Iniziamo con uno dei fondatori, Patrizio Righero.


Patrizio, credo tu possa sentirti lusingato di essere nella versione alpha di queste interviste. Iniziamo canonicamente (se di canone si può parlare): se dovessi dare una idea di te tramite un personaggio letterario, chi sceglieresti?

Molto lusingato! Dunque: chi vorrei essere non corrisponde a chi verosimilmente potrei essere, ovviamente. Lo starec Zosima dei Fratelli Karamazov è un personaggio gigantesco nel quale vorrei potermi rispecchiare. Ma l’immagine che mi torna indietro è piuttosto quella del pellegrino russo, oppure, in altri momenti, quella di Gabriel Syme, “L’uomo che fu Giovedì” scaturito dalla penna di quel genio di G.K. Chesterton. Ma alla fine, scendendo dal pero, mi vedo come un Renzo Tramaglino qualsiasi. O forse don Abbondio? Meglio fermarsi qui!

Se qualcuno dovesse fare un complesso grafico in tre dimensioni della letteratura per posizionarne i grandi autori, con qualche improbabile criterio di coordinate, credo che ai tre estremi potrebbe posizionare proprio Dostoevskij, Chesterton e Manzoni.

Trio Dinamico

Un’eccellente triangolazione europea. Uscendo poi in mare aperto ci si imbatterebbe certamente in Melville e in Poe, navigando verso Ovest. Ad est Cao Xueqin potrebbe costituire una spiazzante e impegnativa sorpresa.

Insomma, mi pare di capire: i classici. Delle tante definizioni di “classico” che sono state date, quale preferisci? Va bene anche se ne hai una tua.

La mia è una definizione necrologica: un autore per essere definito classico deve innanzitutto essere morto da almeno una ventina d’anni. In modo che svaporino le sponsorizzazioni ideologiche. Se del suo successo letterario resta qualcosa di buono, se i lettori continuano a sfogliarlo imperterriti e a trarne innanzi tutto un certo godimento, beh allora forse ci siamo.

Niente instant classic, quindi, per te: eppure molti autori, come Dante (almeno a quanto ci fa capire Boccaccio), o Hugo, o Tolstoj, o Dickens (ok Dickens forse un po’ meno, ma è perché vogliamo molto bene a Dickens) sono stati subito inquadrati in quel campionato lì. Altri invece lo sono diventati nel tempo, in fondo. Che ne pensi?

Certo, il classico di razza lo è anche per i suoi contemporanei, ma loro non sono autorizzati a dirlo. Provo a fare un esempio dei giorni nostri: possiamo dire che Stephen King sia già un autore classico? Forse sì, ma tra cent’anni lo leggeranno ancora? Diamogli tempo…

Dai, dimmi tre autori contemporanei o quasi che secondo te potrebbero essere classici tra un secolo. Puoi farti guidare sia dal cuore che dal cervello.

La risposta non può che essere soggettiva e arbitraria, condizionata anche dalle mie letture (come hai già capito prediligo i defunti). A quello già citato aggiungerei il francese Dominique Lapierre (scomparso nel 2022, quindi teniamolo buono come contemporaneo). E mi si passi anche Ray Bradbury (1920-2012). Italiani viventi che possano lasciare il segno fatico a trovarne. Quindi, in buona sostanza, ho glissato la domanda!

Annotiamo l’ammissione di colpa. Hai citato Bradbury: parliamo un po’ di fantascienza.

Sfondi una porta aperta! Purtroppo ancora oggi è considerata un genere di nicchia, tenuta colpevolmente fuori dai salotti della grande letteratura. Autori del calibro di Asimov o Stanisław Lem hanno segnato la cultura del 900 e continuano a influenzare quella contemporanea. Basti pensare alle grandi produzioni cinematografiche. Solaris è un capolavoro assoluto.

Ed anche tu ti sei dilettato nel genere, vero (piccolo spazio pubblicità)?

Un sottogenere direi: quello del drabble (racconto di 100 parole) che ho applicato alla fantascienza. Da subito l’ho trovato particolarmente stimolante e ne è venuta fuori una raccolta di 100 racconti con lo scanzonato titolo “Gli ultimi giorni del mondo”. Nello stesso libro ho aggiunto anche alcuni racconti più estesi. Complessivamente un viaggio dalla Genesi all’Apocalisse, sui ritmi della Commedia dantesca. Alcuni lettori, se la loro confidenza è stata sincera, lo hanno perfino trovato gradevole.

Cosa ne pensi della divisione in “generi” che spesso si adopera in letteratura?

Necessaria per uno studio critico. Indubbiamente. Sta poi agli autori (quelli bravi) mettere alla prova gli accademici, mescolando le carte e contaminando i generi.

In proposito di generi letterari, un’altra delle tue opere riguarda Maria di Nazareth: cosa ne pensi del rapporto tra letteratura e Bibbia (che è parte delle letteratura, ovviamente, ma anche altro) e più in generale, tra letteratura e religione?

La Parola genera le parole. Nel contesto della cultura ebraica, cristiana e anche laica, la Bibbia, nel corso dei secoli, ha innescato processi letterari e artistici la cui grandezza è sotto gli occhi di tutti. Il mondo ebraico, in modo particolare, ha sviluppato il Midrash Aggadah, cioè il commento narrativo al testo biblico. Si tratta di un approccio sostanzialmente religioso e spirituale. Oggi si parla di “riscritture”, con le quali si cimentano volentieri i non credenti, talvolta con risultati illuminanti anche per chi ha fatto della Parola un punto di riferimento per la propria vita. Altro discorso va fatto per il rapporto tra letteratura e religione: sono due mondi che si intersecano continuamente. Alcuni titoli possono offrire la cifra della grande varietà che questo incontro può generare: andiamo da “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, laddove il sacro non è mai esplicito ma permea ogni pagina dell’opera, a “Le cronache di Narnia” di Lewis, articolate sul simbolismo cristiano. E che dire di Fëdor Dostoevskij?

Personalmente credo che ogni grande opera letteraria, indipendentemente dall’oggetto che tratta, lasci trasparire le forme del sacro e della trascendenza.

La vera arte è sempre sacra, quindi: non per questo rimane necessariamente nelle chiese e nei templi.

Vale per ogni autentica espressione dell’umano. San Giustino parlava di “logoi spermatikoi”, cioè quei semi della Verità divina (Logos) che sono stati disseminati da Dio nel mondo e nella storia. Resta talvolta la difficoltà da parte dei cristiani di individuare e coltivare questi semi, in una prospettiva di condivisione del Vangelo. Dall’altra parte si rileva una (questa sì, ben coltivata) allergia a tutto ciò che odora di incenso: e in molti finiscono per rifiutare in modo acritico la ricchezza contenuta nell’arte e nella letteratura sacra solo perché espressione di una confessione religiosa. Ma qui stiamo uscendo dal campo strettamente letterario.

In proposito di “campo” (gran gancio, questo), vorresti concludere con un gioco? So che sei tifoso granata, ci daresti il tuo ideale undici letterario?

Colgo la palla al balzo! Premetto che il Torino e la sua storia sono già di per sé poesia, epica, tragedia e leggenda. Lo testimonia il fatto che, almeno in Italia, è la squadra di calcio sulla quale sono stati scritti più libri.
Per quanto riguarda l’11 titolare istintivamente tra i pali metterei Omero, ma quanto si dice circa la sua capacità visiva precipiterebbe nell’incertezza tutta la retroguardia. Motivo per cui lo lascerei sugli spalti, con il prestigioso ruolo di presidente onorario del club. Tra i pali vedrei bene Giovanni Pascoli, forse non sarà un mago sulle prese alte, ma certamente è uno abituato alla solitudine con la quale sono spesso chiamati a convivere i numeri uno. Terzino sinistro (in un classico 4-4-2) Tolstoj. Con lui è difficile spuntarla. Sulla destra: Giovannino Guareschi. Una certezza granitica che non molla mai. Centrali due giganti: Dante e Manzoni. Corsia sinistra Richard Bach, corsia destra Antoine de Saint-Exupéry: due che di ali se ne intendono. Fantasisti dietro le punte: Tolkien e Lewis. Giocano a memoria e sono capaci di trovate geniali. A buttarla dentro ci penseranno William Shakespeare e Dostoevskij: due fuoriclasse assoluti.

Una bella formazione. Un ultimo suggerimento, visto che se n’è accennato: ci vuoi consigliare qualche libro che accosti il calcio (o lo sport in generale) alla letteratura?

Chi pratica sport raramente è un lettore forte, e i lettori forti raramente amano le grandi sudate. Ma sui libri queste due tipologie umane posso miracolosamente incontrarsi. Altro discorso va fatto per i tifosi, vale a dire gli “sportivi non praticanti”. Questi pare che leggano volentieri (i giornali sportivi, ma non solo). A tutti – sportivi, lettori e tifosi – suggerisco due titoli: “Il romanzo del Grande Torino” di Franco Ossola e, di tutt’altro genere, ma altrettanto godibile, “La Compagnia dei Celestini” di Stefano Benni. Buona lettura.

Due altri audioracconti

Abbiamo pubblicato sul nostro canale Youtube altri due racconti da ascoltare mentre fate cose (o mentre riposate, se caso): il primo, Capitan Tory, ha un ambiente marinaro (perfino piratesco), e ci racconta quello che accade ad un irlandese, quando ha molto tempo a disposizione. Quindi Oscar ed Alphonse di Patrizio Righero, letto da Erica Gavazzi: dove la speranza e il desiderio di una bambina, con tratto delicato, si dimostrano una realtà profonda.

Buon ascolto!

Capitan Tory, di Chiara Nejrotti
Oscar e Alphonse, di Patrizio Righero, letto da Erica Gavazzi

C’eravamo, a Sentieri!

Grazie a tutti quelli che sono passati da noi alla presentazione del Nizhar a Sentieri Tolkieniani (come sono andati? Benissimo)!

Belli ma belli belli. Non siamo tutti eh!

Consueta carrellata di fotografie (un po’ del nostro intervento e degli interventi nostri, ed un po’ della giornata), grazie a Luca, Patrizio e Simona. Occhio che tra un po’ facciamo un’altra presentazione!

A San Bernardino, a Torino

In questo tempo di Quaresima, noi Inkiostri partecipiamo a un’iniziativa organizzata dalla Parrocchia di S. Bernardino, dei Frati Minori, a Torino. Si tratta di un percorso in quattro serate più una conclusiva, che si tengono nei martedì dal 28 febbraio al 28 marzo compresi, alle ore 21. Nei primi quattro incontri, alcuni nostri sodali creeranno e presenteranno delle meditazioni che, a partire da “oggetti” che si incontrano nelle narrazioni evangeliche della Passione di Cristo, possano aiutarci a entrare più profondamente nel mistero pasquale, anche in dialogo con la letteratura e l’arte che caratterizzano la nostra in modo più evidente. Le serate sono aperte dall’intervento di uno dei frati francescani della parrocchia, che a sua volta individua un elemento del Crocifisso di San Damiano legato alla tematica della serata.

Croficisso di Santa Chiara
Basilica di Santa Chiara, Assisi

Il primo incontro si è tenuto il 28 febbraio: Chiara Bertoglio ha parlato del contrasto fra le “vesti regali” di Cristo e il grembiule (o meglio l’asciugamano) della lavanda dei piedi. La sua meditazione, che potete trovare qui, è stata introdotta da una presentazione in cui fra Francesco Grassi ha spiegato il significato e l’importanza del linteum, il “panno” indossato dal Cristo crocifisso nell’icona di San Damiano.


Il prossimo appuntamento è previsto per martedì 7 marzo, in cui il tema sarà quello del “gallo” che annuncia il rinnegamento di Pietro; a presentarlo saranno Ives Coassolo, Davide Gorga e Giovanni Soppelsa, mentre la fraternità di S. Bernardino sarà rappresentata da Fra Dario Fucilli. Gli appuntamenti successivi si concentreranno sullo sguardo femminile (a cura di Maria Finello ed Erica Gavazzi, il 14 marzo) e sulla lancia del soldato (Daniele Barale, Valentina D’Antona, Chiara Nejrotti e Patrizio Righero), con la partecipazione di Fra Raffaele Casiraghi.

Infine, il 28 marzo, un “concerto-meditazione” animato dalla nostra sezione junior, i “Creativi”: brani musicali fra cui pezzi dallo Stabat Mater di Pergolesi, l’Ave verum di Mozart, brani di Bach, Palestrina e Tallis saranno suonati e cantati da un giovane ensemble, in alternanza a meditazioni tratte dai Vangeli della Passione. Vi aspettiamo numerosi, e nel frattempo ecco qui il video del primo incontro!

Incipit

Ogni tanto tra noi facciamo dei concorsi letterari. Concorsi veri e propri, con un bando, un regolamento (la cui interpretazione di solito è abbastanza flessibile), scadenze, fase di voto, proclamazione dei vincitori: scritto così sembra gran cosa, in realtà è tutto molto familiare e divertito. Delle volte questi concorsi portano a dei risultati più concreti (La Compagnia dell’Oste e I sentieri del Nizhar sono nati così), altre volte si esauriscono nel piacere di avere scritto e letto qualcosa ed esercitato un poco l’artigianato creativo.

Ultimamente ci siamo approcciati ad un preciso genere letterario: quello dell’incipit. Ogni grande romanzo ha un grande incipit (si tratti di tizi che vagano in una selva oscura, capi achei di cattivo umore, languide discussioni francofone in palazzi pietroburghesi, conigli in ritardo che finiscono dentro una tana), ma scrivere un grande romanzo è spesso un grosso impiccio: più pigramente, ci siamo limitati a pensare le prime pagine di una storia, immaginando che quella storia fosse poi esistente.

Se ci seguite su Facebook avrete già visto qualcosa: abbiamo chiesto ai nostri aficionados di leggere (se ne avessero avuto il garbo ed il piacere) i nostri incipit (li trovate anche ora sul nostro sito. Se non li avete letti: correte!), ponendo a tutti una domanda: quale preferireste venisse poi scritto per davvero?

Ci avete dato una risposta! Il prescelto è…

Le lucciole“, di Patrizio Righero!

Lo vedremo mai per intero, un giorno? E chi lo sa, chi lo sa!

Leiji Matsumoto (1938-2023)

Il 13 febbraio 2023 ci ha lasciato Leiji Matsumoto, creatore, tra le altre cose, di Capitan Harlock. Qualche anno fa il nostro Patrizio Righero ha avuto modo di incontrarlo (Matsumoto, non Harlock): riportiamo qui l’articolo che uscì a suo tempo su Vita Diocesana Pinerolese.

Leiji Matsumoto (1938-2023), nel 2019.

«Quando tornavo da scuola, lungo la strada urlavo ad alta voce una parola senza senso “Harrok, Harrok”. Se c’era gente, però, la pronunciavo sottovoce. Di qui è nata l’idea per il nome di Capitan Harlock!»

Leji Matsumoto, indossato il berretto nero con il teschio dei pirati, diventa lui stesso un personaggio fantastico. «Il teschio bianco con le ossa incrociate è il simbolo della morte, ma il mio – ci tiene a precisare – è rosso, perché sono ancora vivo». Vivo e vivace, i suoi 81 anni se li porta bene e non si risparmia alle domande dei giornalisti che lo scorso 14 ottobre lo hanno incontrato nel municipio di Torino. Ad invitarlo in città, per una fitta serie di eventi, l’Associazione cultuale che porta il suo nome. Anche se il suo vero nome è Akira. «Leji è quello d’arte. L’ho scelto perché discendo da una famiglia di samurai e Leji significa “samurai senza fine”».

Nei suoi manga c’è molto della sua vicenda biografica. Così spiega la sua passione per la locomotiva diventata poi l’icona di Galaxy Express 999: «A 18 anni feci un biglietto di sola andata per Tokyo dove iniziai la mia carriera da disegnatore. Il treno era trainato da una vecchia locomotiva. Quel viaggio cambiò per sempre la mia vita». Il suo sogno era diventare ingegnere aerospaziale, ma non poté realizzarlo. «Terminata la seconda guerra mondiale la mia famiglia era molto povera. Mio padre era un militare, uscito sconfitto dalla guerra. Così mi dedicai al disegno grazie al quale potevo guadagnare. Fu mio fratello minore a diventare ingegnere spaziale e lui mi fornì poi fotografie e suggerimenti tecnici utili per i miei disegni e le mie storie».

Anche la Nuova corazzata Yamato nacque da un contatto diretto. «Grazie alle conoscenze di mio padre mi furono mostrati i disegni originali del progetto della Corazzata Yamato, una vera nave da guerra. Di lì presi lo spunto per l’astronave». Ed è sempre grazie al padre che rimase affascinato dall’occidente. «Lui era pilota di aereo e prima dell’inizio della II guerra mondiale venne in Europa per apprendere le tecniche di volo. Portò a casa delle fotografie che mi ispirarono molto. Il mio ideale di donna, quella che ho raffigurato nei miei lavori, è una donna nord europea». E poi le parole che solo un giapponese potrebbe pensare e dire: «Oggi guardo in faccia ciascuno di voi e penso che per anni ho usato i vostri volti e il vostro abbigliamento senza avermi mai chiesto il permesso!»

Nessun argomento lo mette a disagio, neppure la bomba di Hiroshima. «Quell’aereo – ricorda il maestro Matsumoto – è certamente passato sopra casa mia. Non serbo rancore e voglio vedere qualcosa di buono anche in quella catastrofe. Spero che serva da monito per non ripetere mai più un errore del genere».

Circa la dimensione spirituale dei suoi personaggi racconta di aver elaborato una sintesi personale attingendo anche alle filosofie occidentali. «Discendo dai samurai, quindi per me il bushido  è un punto di riferimento, ma ho imparato e ho molta stima dello spirito cavalleresco. Nelle mie opere cerco di rispettare tutte le tradizioni religiose, senza offenderne alcuna. La filosofia e la cultura europea per me sono preziose e l’ho messo in evidenza soprattutto nella rivisitazione fantascientifica della saga dei Nibelunghi».

Progetti per il futuro? «Ho ripetuto più volte all’agenzia spaziale giapponese che sono disponibile ad andare su Marte, sapendo di non fare ritorno. Sono davvero pronto a partire, anche oggi stesso, per questa nuova e affascinante avventura». Che dire? Buon viaggio, maestro!