C’è venuta questa cosa che i carteggi sono belli. Detto di come anche scambiarsi qualche mail, o solo semplici messaggini, sia piacevole, nella ritualità (che molti, anche non più giovani, non hanno poi provato così di frequente) di scrivere una lettera cartacea, che comporta una serie di azioni in successione, c’è qualcosa di liturgico.
Abbiamo così scritto una raccolta di corrispondenze letterarie, e c’è un po’ di tutto, come al solito: leggerete di due uomini che ragionano sulla sorte di molti uomini, leggerete di artisti secolari che si scambiano lettere in bello stile, leggerete di un carcerato e di una suora, leggerete di tempi antichi e tempi recenti, di mistero e di dolcezze ed anche di magia.
Sono le nostre Lettere nel cassetto, che potete ordinare già scrivendo qui: vitaeditrice@gmail.com (l’immagine di copertina è di Valentina Sardu!).
Giorni di uscite dei sodali! Per Cantagalli il nostro Paolo Gulisano ha scritto un libro sul Giubileo, mentre Chiara Bertoglio per Centro Eucaristico racconta (e citiamo) di itinerari fra musica e fede, teologia, cultura e spiritualità, legati al tema del “cammino” e del “pellegrinaggio” nella musica classica, sacra e non solo, mentre Miriam Cuatto (niente link che non ha un sito blog niente. Fa la medievista), con Graffio propone il suo primo romanzo, Il cantico delle ceneri, c’è pure il trailer (qui sotto). Alè, buona lettura a tutti!
Una piccola colonna del nostro gruppo (che è poi la stessa falange che l’anno passato aveva fatto questo) s’è messo in testa che fosse una cosa bella pensare ad una via Crucis, ma un po’ particolare.
C’è venuta l’idea di fare parlare gli attori (che sono poi persone che hanno vissuto e mangiato e vestito panni) della via Crucis: Pilato, Tommaso, Veronica, e tanti altri, in quattordici stazioni.
Abbiamo deciso di farne un sussidio che stesse a metà tra una liturgia ed una lettura, di modo che ognuno (che lo volesse, ovviamente) possa farne un qualcosa di buono per questa quaresima che è prossima ad iniziare: trovate ogni indicazione utile qui, sul sito di Vita Diocesana Pinerolese.
Insomma, s’è fatto un libro di saggi: e saggi sulla speranza, che una cosa nobile e sincera, e il tema del Giubileo che s’è aperto qualche giorno fa.
La copertina (bella, vero?) è di Debora Pacifico, e la prefazione è dell’autorità tolkieniana Giuseppe Pezzini. Saggiamo Tolkien, Ende, Lewis e Rowling, che è un bel quartetto. S’uscirà fra un po’, metà di gennaio o giù di lì (ma intanto se volete qualche informazione a vitaeditrice@gmail.com, e comunque vi teniamo aggiornati). Nel frattempo, ecco i titoli dei saggi!
Leaf by Niggle: subcreazione come pellegrinaggio di speranza – di Chiara Bertoglio
«Sulle fiabe»: le radici profonde della Speranza nell’opera di J.R.R. Tolkien – di Davide Gorga
Gioia e speranza tra il regno d’ombra dell’Anello e il grigiore dei personaggi tolkieniani – di Daniele Barale
Riportiamo qui l’accorata prefazione di Chiara Bertoglio de L’ultimo posto di Eric Pearlman, pubblicato da Marcovalerio (che ha nel suo bel catalogo pure i nostri libri!).
Il 20 novembre 2022, solennità di Cristo Re, Papa Francesco ha celebrato la Messa ad Asti, città da cui proveniva la sua famiglia. Come sempre, l’Eucaristia è stata trasmessa dalla televisione nazionale, e ha portato conforto, preghiera e calore a tante persone che, per età, malattia, disabilità o impegni non possono partecipare alla Messa comunitaria. Per molte di loro, non poter ricevere la Comunione è una mancanza pesante; tuttavia, sempre e a chiunque è possibile accostarsi alla “comunione spirituale”, pregando con intensità e desiderando l’unione profonda con Cristo. Per aiutare questi sentimenti a nascere nel cuore dei “fedeli-telespettatori”, il commentatore televisivo ha letto una preghiera. Ed è una delle preghiere di Eric Pearlman pubblicate in questo piccolo ma prezioso libro.
Le poesie/preghiere di Pearlman circolano, infatti; trasportate dalle correnti misteriose del web, che amplifica i sussurri e a volte silenzia le grida, ma che spesso sa raggiungere in modi impensati porti lontani, e deporre sull’uscio di chi ne ha bisogno la risacca di una parola “giusta”.
Pearlman ha il dono raro di saper dire l’uomo di oggi, nella sua nuda verità, nelle sue fatiche, in interrogativi che spesso somigliano a quelli di un Giobbe 3.0; ma anche – e questo è forse ancora più raro – di parlare con le parole di Dio, di parlare a Dio con le parole che Egli vuole sentire, quelle che ha messo sulle nostre labbra. Il lessico e i contenuti delle poesie/preghiere di Pearlman sono infatti intrisi di Scrittura, di Salmi, di Vangelo, di profeti; che però, ritrovandosi a condividere lo spazio con icone della modernità – dai jeans allo Xanax, dalla birra alla pubblicità – si rivelano nella loro atemporale vertiginosa attualità. È l’Incarnazione, mistero supremo del cristianesimo, che nella tensione fra tempo ed eterno ci scuote quotidianamente con l’incanto di un Dio che si piega sulla banalità apparente di ogni nostro oggi.
Ed è un’Incarnazione che lascia intravedere i due misteri da essa inscindibili, quello della croce e quello della risurrezione. I versi di Pearlman spesso raccontano fatica e dolore, sofferenza, interrogativi pressanti, momenti in cui si arranca e ci si perde. La fede narrata da Pearlman è tutt’altro che “l’oppio dei popoli” di marxiana memoria; è viceversa un polder strappato giorno dopo giorno all’oceano del dubbio, ma di cui ogni centimetro trasuda verità, proprio perché nulla è regalato o consolatorio, nulla è evasione o disimpegno.
Pearlman dà del tu a Dio, nel pieno senso della parola: ci invita a guardare negli occhi Colui che è Padre, e che desidera essere interpellato dai suoi figli. Gesù alla Samaritana dice che il Padre “cerca” adoratori in “Spirito e verità”: e quella verità è innanzi tutto Lui stesso, via, verità e vita, ma è anche la condizione necessaria per un vero rapporto con Dio. Con il breviario laico che si trova in queste pagine, Pearlman ci invita a riscrivere il nostro rapporto con Dio, riportandolo a una verità essenziale, nuda, a volte scomoda, nella quale l’interpellare francamente e talora bruscamente Dio è garanzia della verità di noi stessi. Perché Dio è verità sempre; siamo noi che tanto spesso non siamo verità nemmeno davanti a Lui, oltre che con noi stessi e con gli altri. Dare del tu a Dio vuol dire dare del tu anche a noi stessi, alla nostra verità, al nostro scomodo essere come siamo, con le nostre fragilità, i nostri fallimenti, le nostre ingenuità e il nostro peccato, ma anche con la meraviglia delle creature che Egli ha creato e di cui è costantemente innamorato. Parlare con Dio con il linguaggio della verità, con la spontaneità con cui parliamo con le altre persone che incontriamo tutti i giorni vuol dire recuperare anche la verità della Parola, come appunto accade a Pearlman: i frammenti di Vangelo e di Bibbia che si trovano, più o meno nascosti, più o meno evidenti, nei suoi versi, rendono “veri” i versi stessi, e si rivelano nella loro verità eterna proprio in dialogo con la semplice umanità della parola poetica.
Ed è una parola poetica che, nella sua diretta franchezza, non perde tuttavia mai una qualità letteraria “alta”. Pearlman ha il segreto di saper unire le piccole, piccolissime cose della vita di oggi, quelle che troveremmo tutt’altro che poetiche, con una dimensione di stupore e di incantamento che è propria sia della poesia “alta”, sia, soprattutto, del senso del sacro. Il Dio che si china sul nostro banale quotidiano non diventa per questo banale o quotidiano Egli stesso; piuttosto, trasforma il banale in miracoloso, il quotidiano in eterno.
Questa dinamica è molto evidente in Pearlman, che non perde mai la trascendenza dell’infinito, né mai trascina l’ineffabile al livello delle povere parole umane e dei sentimenti che esse veicolano. L’alterità di Dio è sempre presente nel suo mistero e nel suo silenzio gravido di senso; gli interrogativi dell’uomo trovano posto nell’eternità di Dio, di un Dio umile che non guarda nessuno dall’alto in basso, ma nello stesso tempo ricevono risposte che vanno oltre l’umano. Dio si lascia interrogare dall’uomo, si lascia dare del tu da Pearlman come da qualunque credente (o non credente); ma le risposte che dà – e che sono quelle di cui abbiamo bisogno – quasi mai sono quelle che ci aspettiamo.
Pearlman ci aiuta a entrare nel suo personalissimo dialogo con Dio, intrecciato e intessuto dei piccoli oggetti e delle persone che costituiscono e costellano il suo quotidiano. Oggetti e persone che non sempre sono anche i nostri, ma nei quali ci ritroviamo perché i nostri sono tanto simili a quelli. E nel fatto che Dio sia presente proprio in quelle fenditure di roccia che sono le brecce aperte nell’oggi dell’autore dal mistero del divino siamo condotti a riconoscere il sussurro di una brezza silenziosa, il passaggio del Signore, anche nei nostri oggetti, fatti, persone di ogni giorno.
Leggere queste pagine, quindi, è anche scuola di preghiera, di ascolto, di verità; e anche se la semplice lettura di questi versi costituisce, in sé, una bellissima esperienza letteraria e artistica, la loro verità profonda sta nell’interpellarci, nell’invitarci a dare forma e parola anche alle nostre domande a Dio, al nostro raccontarci a Lui. Ognuno di noi ha un “ultimo posto” che lo attende, e deve solo trovarlo o dargli un nome. Ognuno di noi ha un Padre che desidera solo essere chiamato “Padre”.
Una parziale falange di noi Inkiostri, in passato, si è cimentata con un gradevole impegno di natura pasquale: che ha portato quest’anno ad una nostro scritto non meno pasquale, di cui pubblichiamo, qui di seguito, l’introduzione. Ok che siamo ancora a Carnevale ma poi è un attimo eh! Il libro è disponibile presso la redazione di Vita Diocesana Pinerolese (via vescovado, 1 – Pinerolo). Per info e prenotazioni: tel 0121.373335 – vitaeditrice@gmail.com
Raccontare la Pasqua. Per degli scrittori, un’avventura esaltante: il dramma della Pasqua è così vivido nei suoi personaggi, situazioni, avvenimenti, dinamiche, da aver ispirato innumerevoli creazioni e reinterpretazioni artistiche nella Storia, da parte sia di credenti sia di non credenti. Tale è il potenziale narrativo degli avvenimenti degli ultimi giorni della vita terrena di Cristo che anche la lettura del Vangelo della Passione avviene in forma drammatica, e questa “teatralità” (nel miglior senso del termine) ha ispirato anche alcune versioni musicali di assoluta bellezza, come le Passioni di Johann Sebastian Bach.
Per degli scrittori credenti, si tratta di confrontarsi con il cuore stesso della propria fede, e cioè con gli avvenimenti fondanti su cui l’intera costruzione della propria esistenza e del proprio sistema di valori si basano.
Inevitabile, perciò, che prima o poi anche gli Inkiostri si lasciassero sedurre dal fascino degli avvenimenti del Triduo Pasquale. In realtà già nel 2022 il nostro gruppo di amici appassionati di letteratura, di relazioni profonde e di fede aveva affrontato la Pasqua. L’avevamo fatto con una delle nostre sfide, i “concorsi interni” con cui ci stimoliamo reciprocamente a scrivere, dedicata a dei “DabbleDrabble” (mini racconti di 200 parole) sul Sabato Santo[1], e anche con una “Via Lucis” pubblicata su VinoNuovo[2], e in cui avevamo immaginato che i Discepoli di Emmaus fossero una coppia di sposi, Maria e Cleopa, intenti a scoprire le tracce del Risorto nel loro quotidiano di amore familiare e coniugale.
Successivamente, VinoNuovo ci ha invitati a replicare l’avventura, e abbiamo pensato di ambientare la Via Lucis in questo presente che sembra tanto difficile per tante persone e situazioni. Abbiamo immaginato piccole storie, che, narrando il vissuto di una persona, potessero risultare emblematiche rispetto a situazioni più grandi che caratterizzano le cronache e le fatiche dei primi mesi di quest’anno.
Accanto a questo cammino di speranza, in cui la luce del Risorto viene a illuminare tutti i “cuori di tenebra” del nostro quotidiano, siamo stati invitati anche a creare e vivere un altro cammino, legato invece alla Passione. Si è trattato di un ciclo di quattro incontri (più uno, una meditazione in musica) proposti come itinerario quaresimale nella parrocchia di San Bernardino a Torino, dei Frati Minori francescani.
Nelle quattro serate, delle “squadre” di Inkiostri sono partite da un oggetto protagonista della Pasqua per intessere delle narrazioni contemplative e meditative sul mistero pasquale. Gli oggetti che avevamo inizialmente pensato, con una “coincidenza” che sicuramente non è casuale, si sono ritrovati anche sull’immagine simbolo del francescanesimo, il meraviglioso Crocifisso di San Damiano che parlò a San Francesco e davanti al quale Santa Chiara e le Clarisse pregarono per secoli. Dai piccoli dettagli del Crocifisso, sui quali i nostri amici frati ci hanno invitati a posare l’attenzione, ci siamo quindi spostati su oggetti che ci permettessero di entrare nel mistero della Pasqua come da una porta di servizio: umilmente, concretamente, ma anche con l’infinito stupore di chi vede dispiegarsi la bellezza dell’amore di Dio che cura anche i più piccoli dettagli nel disegnare l’immenso affresco della Passione. Nella serata conclusiva, l’intreccio di parole, silenzio, immagini e musica (cantata dall’ensemble vocale e strumentale dei giovanissimi “Creativi”) ha permesso di ri-comporre l’immagine complessiva, nella contemplazione di un Crocifisso che parla a tutti.
Abbiamo perciò pensato di offrire ai nostri amici lettori il “diario di viaggio” di questo cammino, sperando che possa essere utile anche a loro come lo è stato – in primis – per noi stessi, stimolati così a una contemplazione più profonda e vivida di ciò che dà senso alla nostra intera esistenza. Le serate di San Bernardino sono state anche riprese in forma di video, disponibili sul canale della Parrocchia San Bernardino[3] e di Vita Diocesana Pinerolese[4], nel caso in cui potesse far piacere sentire le narrazioni dalla viva voce di chi c’era. Buona Pasqua!
Nella moltitudine di interessi degli Inkiostri la musica occupa un posto particolare: e per la nostra Chiara Bertoglio è molto di più che una passione. Il saepe noster Pier Francesco Miccichè ci recensisce qui l’ultima sua fatica, e le fa pure due o tre domandine scherzose, che non fa mai male, in questi contesti.
Chi ha studiato pianoforte e ha avuto l’onore (e l’onere) di confrontarsi con quanto scritto e trascritto dal celebre pianista Ferruccio Busoni (1866-1924) sa almeno due cose: il suo viscerale amore per Bach, e la complessità di scalare quelle montagne che sono le sue trascrizioni. Capaci di rendere sul pianoforte la profondità e la gravosità dell’organo, ma anche di restituirci le strazianti delicatezza e malinconia dell’immortale Ciaccona per violino solo, esse mettono costantemente a dura prova anche le abilità del pianista più avvezzo.
Negli ultimi mesi, la pianista e musicologa Chiara Bertoglio ha scalato quelle vette oltre ogni ragionevole prudenza, e il risultato delle sue fatiche, tutto per noi, è il quadruplo cd “Bach/Busoni: Complete Transcriptions, Arrangements and Contrapuntual Piano Works”, sesto volume del progetto pluriennale “Bach&Italy” realizzato dalla stessa Bertoglio per l’editore discografico Da Vinci Publishing.
Ben sette prime esecuzioni mondiali si celano tra le 74 tracce (oltre 4h30 totali) che comprendono, fra gli altri, i Preludi-Corali e le celebri Variazioni Goldberg, Fantasie, Fughe e toccate per organo, nonché gli studi-arrangiamenti che il pianista empolese ha composto su alcuni preludi del Clavicembalo ben temperato.
Un rapporto, quello tra Bach e il Belpaese (e viceversa) che la Bertoglio aveva già indagato a fondo nel Convegno “Bach e l’Italia” e nel volume omonimo che ne è conseguito, edito lo scorso anno da LIM.
Il cofanetto, giunto a pochi mesi dal centenario della morte di Busoni (24 luglio 1924) ha ricevuto il patrocinio del Centro Studi Musicali “Ferruccio Busoni”, dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania di Roma e della Società Bachiana Italiana, e nei pochi giorni dalla sua uscita ha già ricevuto migliaia di ascolti sulle piattaforme online.
Un documento di valore scientifico, ma soprattutto un regalo prezioso per intenditori, studiosi e curiosi, che rende giustizia al genio italiano e conferma la riconoscenza per quello tedesco.
Per quello che hai fatto sei diventata l’eroina di tutti i tuoi fan. Se dovessi paragonare quest’impresa a un romanzo/episodio della letteratura fantasy, quale sarebbe?
Mamma mia, l’eroina dei miei fan… non mi ci vedo proprio! Comunque… se dovessi scegliere un episodio fantasy, credo che andrei su quello che forse è il mio preferito e che ho approfondito di più, ossia la Musica degli Ainur dal Silmarillion di Tolkien. È infatti un passaggio molto “iconico” per me, in quanto rappresenta ciò che ispira profondamente la mia vita, la mia relazione con la musica, con gli altri e… con Dio. La divinità immaginata da Tolkien, Ilúvatar, “consegna” dei “temi musicali” a delle creature angeliche, gli Ainur, cui affida il compito di “adornarli”, ed essi lo fanno dapprima singolarmente, perché conoscevano solo “la parte della mente di Ilúvatar” da cui ciascuno di essi proviene, e poi, una volta che hanno ascoltato le improvvisazioni dei loro fratelli, cominciano a cantare insieme, creando una musica polifonica meravigliosa. La musica è quindi autorivelazione del divino, e tramite essa, in un ascolto attento e rispettoso, si può costruire una società in cui le libertà di tutti cooperino alla bellezza. Così vorrei che fosse nella mia vita e nella società, e così, su una scala infinitamente minore, vorrei che fosse anche questo lavoro discografico: una “polifonia”, un mosaico musicale in cui i vari elementi, insieme, concorrono a creare qualcosa di bello e di armonioso.
Dalla tua leggendaria impresa è nata persino la parodia di una famosa aria mozartiana a opera di un membro degli Inkiostri: ti va di raccontarcelo?
Ahah! Qui devo ringraziare Elisabetta, una carissima amica la cui arguzia è pari alla sua simpatia e alla sua conoscenza della musica. Evidentemente, per poter registrare questi quattro CD, ho passato un tempo molto considerevole in “compagnia” di Ferruccio Busoni, tanto che – come ironizzavamo spesso – Busoni e io siamo diventati una… “coppia di fatto”! E allora, sulle presunte avventure e disavventure della “coppia” Busoni/Bertoglio, Elisabetta ha creato non solo un’aria, ma addirittura un intero libretto operistico i cui versi si possono cantare sulle melodie delle arie mozartiane. Ho riso come una matta! D’altronde, la vera moglie di Busoni fu un giorno salutata come la “signora Bach-Busoni”, quindi, tutto sommato… c’è un illustre precedente!
Alcuni degli arrangiamenti di Busoni rendono più difficili da eseguire opere bachiane che già non è che siano proprio “Tanti auguri a te”, ecco. Quali terribili peccati hai commesso per sottoporti a questo cilicio pianistico?
Ne ho commessi quanti basta, in effetti, ma nella fattispecie non so se si tratti di un contrappasso vero e proprio! Un po’, devo dire, le sfide mi hanno sempre attratta; un po’ c’era la concomitanza con il centenario della morte di Busoni (1924-2024); un po’, in modo quasi inavvertito e involontario, a partire dalla mia tesi di dottorato (2012) si sono create sempre più numerose occasioni per approfondire il rapporto “Bach/Italia”, del quale Busoni è naturalmente un rappresentante quanto mai significativo. A dirla tutta-tutta, forse se avessi saputo fin dall’inizio a cosa andavo incontro… ci avrei pensato su un momento. Però sono felicissima di non aver quantificato fin dall’inizio lo sforzo che sarebbe stato necessario, perché… con un po’ di sana incoscienza, questa non totale consapevolezza mi ha permesso di realizzare qualcosa che sono felice di poter consegnare a chi vorrà ascoltarlo!
Grazie a tutti quelli che sono passati da noi alla presentazione del Nizhar a Sentieri Tolkieniani (come sono andati? Benissimo)!
Belli ma belli belli. Non siamo tutti eh!
Consueta carrellata di fotografie (un po’ del nostro intervento e degli interventi nostri, ed un po’ della giornata), grazie a Luca, Patrizio e Simona. Occhio che tra un po’ facciamo un’altra presentazione!
Ogni tanto, quando ci capita, presentiamo (e presenteremo) alcuni libri che ci sono piaciuti (al di là dei nostri, ovvio). La nostra Chiara Bertoglio ci presenta qui Piedi di cerva sulle alte vette di Hanna Hurnard.
Piedi di cerva sulle alte vette di Hannah Hurnard (ed. Gribaudi) è un libro decisamente sui generis e difficilmente incasellabile. È una narrazione della vita spirituale e mistica, ispirata al Cantico dei Cantici, e narrata in modo decisamente avvincente sotto forma di una specie di romanzo di formazione. I personaggi sono di vario tipo: c’è il Cristo, chiamato sempre “il Pastore”; gli altri personaggi sono invece allegorici, o meglio personificazioni di tratti del carattere delle persone o di problemi della vita spirituale. La protagonista femminile si chiama infatti Timorosa, e il suo cammino sarà ritmato da tappe progressive, spesso difficili e ardue, descritte con perizia letteraria, in cui gli ostacoli della vita spirituale sono simboleggiati da paesaggi ostili o di arduo superamento.
Ad accompagnarla, due guide che il Pastore le dona, e verso le quali dapprincipio Timorosa sente una profonda avversione; in realtà, camminando insieme, diventeranno amiche. Tutte e tre saranno trasformate dall’esperienza, in modo tanto radicale da cambiare persino il proprio nome.
Il fascino del Pastore seduce Timorosa, che viene raffigurata come la Sposa del Cantico dei Cantici – ma una sposa “in fieri”, per così dire, una sposa che deve conquistare, passo dopo passo, e nella collaborazione fra la Grazia divina e il suo impegno, quella bellezza che il Pastore ha visto in lei ben prima che fosse evidente a un osservatore obiettivo. Nonostante i difetti del suo carattere, tuttavia, Timorosa è mossa da un grande amore per il Pastore: amore che la spinge a “buttarsi” in un’avventura complessa, superando l’avversione dei suoi parenti, e diretta al paesaggio incantato delle Alte Vette, in cui sarà trasformata ma di fatto diventerà pienamente se stessa.
Se il linguaggio allegorico può dapprincipio lasciare un po’ perplesso il lettore di oggi (lo stile sembra un po’ mutuato dal Pilgrim’s Progress), l’autrice tuttavia ha un modo di narrare che conquista, e una profondità spirituale innegabile. Altro aspetto molto positivo del libro è la quantità dei riferimenti biblici, tratti soprattutto dal Cantico ma anche da altri libri dell’Antico e del Nuovo Testamento; essi conferiscono una solidità spirituale non scontata alla narrazione.
Il libro può quindi essere consigliato a chi si affaccia alla vita spirituale o a una scelta vocazionale, se si sente a suo agio con una narrazione simbolica, non del tutto consueta ma svolta con coerenza e intensità.
Si è concluso l’itinerario quaresimale proposto dagli Inkiostri insieme con i Frati Minori francescani della Parrocchia di San Bernardino a Torino. Lungo quattro (più uno!) martedì di Quaresima, ci siamo avvicinati alla Pasqua posando uno sguardo contemplativo su alcuni oggetti che la simboleggiano, e che trovano un loro parallelo in altrettanti dettagli del Crocifisso di San Damiano.
Siamo partiti dalle “vesti regali e il grembiule”, riecheggiati nel linteum, il telo bianco bordato d’oro indossato dal Crocifisso di San Damiano. Seconda tappa con il gallo di Pietro, che, nel Crocifisso, secondo alcuni è un gallo, secondo altri una fenice. Il terzo momento ci ha portati a contemplare il velo della Veronica, insieme con le figure femminili del Crocifisso. Infine, nell’ultimo incontro, l’attenzione si è riversata su Longino e sulla sua lancia, che penetra il costato di Cristo, nonché sui soldati del Crocifisso.
Le parti introduttive sul Crocifisso di San Damiano sono state curate dai Frati di S. Bernardino, mentre gli Inkiostri hanno provato a raccontare qualcosa degli oggetti, facendosi aiutare anche dall’arte figurativa e dalla letteratura.
A conclusione dell’itinerario, una serata di meditazione e musica ha visto la partecipazione dell’ensemble vocale e strumentale del gruppo dei “Creativi”, giovanissimi musicisti che hanno proposto brani da Bach a Palestrina, da Tallis a Mozart, senza dimenticare Pergolesi con il suo incantevole Stabat Mater.
Ma tutto questo non ve l’abbiamo raccontato solo per farvi dispiacere se non avete avuto modo di partecipare… anzi! C’è ancora tempo per recuperare, sia vedendo i video delle serate che sono stati pubblicati sui canali YouTube di Vita Diocesana Pinerolese e della Parrocchia San Bernardino, sia leggendosi un prezioso (ma gratuito!) ebook freschissimo di stampa e realizzato dagli Inkiostri. L’ebook comprende anche una Via Lucis realizzata dagli Inkiostri per accompagnare il cammino verso la Pasqua e oltre la Pasqua.
Buona lettura, buon ascolto, ma soprattutto buona Pasqua!
In questo tempo di Quaresima, noi Inkiostri partecipiamo a un’iniziativa organizzata dalla Parrocchia di S. Bernardino, dei Frati Minori, a Torino. Si tratta di un percorso in quattro serate più una conclusiva, che si tengono nei martedì dal 28 febbraio al 28 marzo compresi, alle ore 21. Nei primi quattro incontri, alcuni nostri sodali creeranno e presenteranno delle meditazioni che, a partire da “oggetti” che si incontrano nelle narrazioni evangeliche della Passione di Cristo, possano aiutarci a entrare più profondamente nel mistero pasquale, anche in dialogo con la letteratura e l’arte che caratterizzano la nostra in modo più evidente. Le serate sono aperte dall’intervento di uno dei frati francescani della parrocchia, che a sua volta individua un elemento del Crocifisso di San Damiano legato alla tematica della serata.
Croficisso di Santa Chiara Basilica di Santa Chiara, Assisi
Il primo incontro si è tenuto il 28 febbraio: Chiara Bertoglio ha parlato del contrasto fra le “vesti regali” di Cristo e il grembiule (o meglio l’asciugamano) della lavanda dei piedi. La sua meditazione, che potete trovare qui, è stata introdotta da una presentazione in cui fra Francesco Grassi ha spiegato il significato e l’importanza del linteum, il “panno” indossato dal Cristo crocifisso nell’icona di San Damiano.
Il prossimo appuntamento è previsto per martedì 7 marzo, in cui il tema sarà quello del “gallo” che annuncia il rinnegamento di Pietro; a presentarlo saranno Ives Coassolo, Davide Gorga e Giovanni Soppelsa, mentre la fraternità di S. Bernardino sarà rappresentata da Fra Dario Fucilli. Gli appuntamenti successivi si concentreranno sullo sguardo femminile (a cura di Maria Finello ed Erica Gavazzi, il 14 marzo) e sulla lancia del soldato (Daniele Barale, Valentina D’Antona, Chiara Nejrotti e Patrizio Righero), con la partecipazione di Fra Raffaele Casiraghi.
Infine, il 28 marzo, un “concerto-meditazione” animato dalla nostra sezione junior, i “Creativi”: brani musicali fra cui pezzi dallo Stabat Mater di Pergolesi, l’Ave verum di Mozart, brani di Bach, Palestrina e Tallis saranno suonati e cantati da un giovane ensemble, in alternanza a meditazioni tratte dai Vangeli della Passione. Vi aspettiamo numerosi, e nel frattempo ecco qui il video del primo incontro!