La nostra Chiara, assieme a Stefano Giuliano, per Bietti, hanno scritto due saggi su temi che ci sono molto cari. Riportiamo qui di seguito una chiacchierata che abbiamo fatto sull’argomento, e attorno.
Iniziamo facile: vorreste farci un riassunto brevissimo del tema di entrambi i saggi?
STEFANO: Nel mio scritto parlo del topos letterario e simbolico della Spada Spezzata. Si tratta di un motivo ricorrente della letteratura epica dal Beowulf ai romanzi del Graal. Andùril, la spada spezzata e riforgiata di Aragorn ha, infatti, radici profonde.
CHIARA: Io analizzo le valenze simboliche dell’ anello e approfondisco il tema dell’ anello che rende invisibili, presente sia nelle fiabe, sia nella letteratura: dall’anello di Gige, alle opere di Chretien de Troyes, mostrando come tutti questi elementi siano confluiti nell’opera di Tolkien. Affronto poi l’evoluzione dell’ anello, e degli anelli, i 3, i 7 e i 9, da Lo Hobbit a il Signore degli Anelli.
Insomma: la letteratura fantastica (ma si potrebbe dire: la letteratura), quando è grande, intercetta delle esigenze che sono incise nel cuore dell’uomo.
CHIARA: Certamente, questo riguarda tutta la grande letteratura, di cui l’ opera di Tolkien fa sicuramente parte. Il fantastico permette di esplorare e fare emergere in modo ancora più libero e ampio quelle esigenze profonde, citate dallo stesso Tolkien nel saggio Sulle fiabe. Più volte egli ha affermato che la sua opera tratta il tema della morte e dell’ immortalità. Questo emerge particolarmente proprio nell’ uso degli anelli sia per gli Elfi immortali che vorrebbero sconfiggere il decadimento del mondo, rifiutando in sostanza il cambiamento, sia per gli Uomini che rifiutano la propria condizione mortale.
STEFANO: Sì, nella letteratura fantasy, in particolare, il mito, sebbene rielaborato e rinarrato, persiste, riaffiorando, dunque, anche in un’epoca scettica, iper-razionalista e disincantata, come la nostra.
Spade e anelli, insomma, sono particolari e peculiari all’interno di una storia, eppure appartengono ad ogni storia ed ogni civiltà. Partiamo dall’anello: che è un dono, ma anche un vincolo.
CHIARA: Gli anelli sono gioielli molto antichi (risalgono almeno all’ Età del Bronzo)dalle forti valenze simboliche. La struttura circolare dell’ anello rimanda all’immagine della totalità e dell’ eternità, in una visione circolare del tempo. Viene considerato un pegno di fedeltà e di un legame indissolubile, come tra gli sposi, ma anche tra Signore e vassallo. È anche il gioiello che meglio si adatta ad essere portato addosso facilmente. Come hai detto tu, però, l’ essere pegno di un legame indissolubile ha anche un lato Ombra: il legame può essere di potere e asservimento e non di amore. Secondo i Pitagorici, l’anello che stringe il dito, stringe e incatena anche l’anima, perciò era considerato una sorta di incantesimo da cui liberarsi.
Ed infatti gli Anelli, nel corpus tolkieniano, sono insidiosi, seppure, ad una prima visione superficiale, donino a chi li possiede (e che poi, in realtà, ne sono posseduti) dei benefici.
CHIARA: Infatti… Sauron forgia gli anelli per asservire tutti. I più facili da dominare sono gli Uomini: i Nove diventano i Nazgul, non morti al servizio dell’ Oscuro Signore. Nei Nani gli anelli acuiscono l’avidità per l’ oro e benché gli anelli degli Elfi non siano stati toccati da Sauron e perciò non siano in sé malvagi, anzi, abbiano poteri difensivi e di preservazione, anch’essi rappresentano la tentazione degli Elfi di fermare il logorio del tempo, cosa che non può accadere per sempre nella Terra di Mezzo, che è il nostro mondo, ma solo nelle Terre Imperiture.
Da chiunque sia dettata, e per qualunque motivo, l’alterazione del corso “naturale” di un processo è comunque vista da Tolkien come una forzatura rischiosa. Gli anelli (ed in particolare l’Anello) diventa una falsa soluzione a quello che per Tolkien è tema del Signore degli Anelli: la morte.
CHIARA: Esattamente: gli anelli e in particolare l’ Unico, vengono proposti come soluzione, da parte di Sauron, del decadimento della Terra di Mezzo per gli Elfi e della morte per gli Uomini. I nove anelli donano grandi poteri e una vita che non finisce mai, ma è una falsa immortalità poiché diventano spettri, perdendo ogni umanità e individualità. Connesso all’ anello e al mondo delle Ombre è il tema dell’ invisibilità: i portatori degli anelli, oltre a essere invisibili agli occhi degli altri, penetrano in un mondo di spiriti disincarnati, diventando essi stessi spettri.
Nella mitologia greca il potere dell’ invisibilità appartiene a Ade, Signore dei morti; anche se si tratta di un elmo e non di un anello. Non è per gli Uomini.
Comunque gli anelli e l’Unico hanno una lunga “gestazione” da parte di Tolkien. Ne lo Hobbit, l’ anello era un semplice espediente fiabesco perché Bilbo potesse compiere le sue imprese. _ Dovendo costruire un seguito, Tolkien trovò nell’ anello e nelle sue caratteristiche simboliche,che esplorò e approfondì, il collegamento ideale. La storia della forgiatura degli anelli nella seconda Era nasce proprio in questo periodo
Passiamo alle spada: la spada è qualcosa di completamente differente!
STEFANO: La spada è un simbolo polivalente: segno della condizione sovrana e della funzione guerriera, immagine della giustizia del potere, è sempre stata accompagnata da un alone di sacralità sin dai tempi più remoti. Adoperata nei riti di iniziazione guerriera e in quelli di ascesa al trono (si pensi anche alla recente cerimonia di incoronazione di Carlo d’Inghilterra), la spada possiede un grande fascino e prestigio, differenziandosi da altre armi quali l’ascia o la lancia, come dimostra anche l’abitudine di assegnarle un nome (Excalibur, Durlindana Gramr, ecc.).
In effetti, la spada è un qualcosa di completamente differente dell’Anello. Entrambi, la Spada e l’Anello si collegano al tema del Potere, un tema che nel Signore degli Anelli acquista particolare complessità. Tuttavia, se l’uno rappresenta un potere che lega e seduce, un potere tirannico e oppressivo, facendo trapelare una connotazione assai negativa del potere, l’altra rappresenta un potere che difende e protegge, un potere riconosciuto e rispettato, trasmettendo l’idea, opposta, di un potere benefico, giusto, magnanimo.
E tuttavia questo potere, che sicuramente è un onore, diventa anche un onere, per chi ne è investito.
STEFANO: Il potere è sempre accompagnato dalla responsabilità. Chi possiede l’autorità regale, come Aragorn nel Lord, ha diritto al trono perché è l’erede legittimo e la sua legittimità è confermata (come accadeva per i re del Medio Evo), dalle vittorie in battaglia, dallo ius sanguinis e dalle capacità guaritrici, nonché dal possesso della Spada Andùril, la spada che fu rotta (simbolo di una regalità infranta) e che è stata riforgiata (simbolo di una regalità restaurata). Il potere di Aragorn è un onore e una responsabilità di cui si fa carico grazie alle sue virtù guerriere, alle sue qualità umane e al suo carisma.
Approfondiamo un po’ il valore simbolico della spada spezzata, e della sua seconda forgiatura.
STEFANO: La spada spezzata è un autentico topos mitico e letterario. Si ritrova, infatti, in molti racconti eroici: dai poemi germanici (il Beowulf, la Saga dei Volsunghi) ai romanzi medievali del Graal (il Perceval di Chrétien, le Continuations, la Queste del Saint Graal).
È possibile individuare gli elementi comuni ai diversi racconti: una spada è forgiata da un fabbro-mago oppure ha origine soprannaturale; tale arma è acquisita da un eroe predestinato dopo il superamento di una prova (si pensi all’estrazione di Excalibur); la lama permette la vittoria in battaglia o il riconoscimento della regalità; in seguito, la spada si spezza per ragioni disparate (chi la possiede perde lo status eroico oppure la usa infrangendo un divieto, oppure perché chi la impugna non ne è degno); infine la spada è riforgiata e affidata a un eroe destinato a grandi imprese (si pensi a Perceval o a Galaad).
Tolkien sembra quindi riprendere e rielaborare tale tema narrativo attraverso la spada di Aragorn. Narsil è infatti la spada del re Elendil, spezzatasi durante la battaglia di Dagorlad, riforgiata dai fabbri elfici e ribattezzata con un nuovo nome: Andúril. Intorno a essa si coagulano le profezie e le speranze del ritorno di un sovrano capace di restaurare un regno in decadenza, riportare fecondità alla terra, restituire salute, pace e benessere agli abitanti.
La “waste land”. In molti casi l’oggetto influenza non solo il suo portatore (e il suo creatore) ma anche l’ambiente che lo circonda (basta pensare, in Tolkien, a Nenya, l’anello di Galadriel), il suo potere (negativo o positivo) è diffuso.
STEFANO: Come si sa, la Waste Land è la Terre Gaste dei romanzi medievali del Graal, un regno reso sterile a causa di un evento doloroso, e che deve essere risanato dall’azione dell’eroe salvifico (Perceval).
Ora, in Tolkien, Mordor, il dominio di Sauron, è indubbiamente una rivisitazione di una Waste Land appunto. È, infatti, un luogo desertico e inaridito, soggetto alla violenza e alla forza bruta, immagine di un mondo privo di vita e di bellezza. Lo stesso può dirsi di Isengard, un territorio triste e spoglio, stravolto e impoverito. In ambedue i casi la presenza di due figure nefaste (Sauron e Saruman) altera, contamina l’ambiente provocandone l’inaridimento.
Anche Gondor può essere identificata come una terra desolata, a causa delle devastazioni della guerra e della mancanza di un re legittimo. L’arrivo di Aragorn, figura intorno a cui si condensano attese di tipo messianico, restituirà al regno il suo sovrano, riportando pace, giustizia, salute e fecondità.
CHIARA: Come ha detto Stefano, la Terra desolata non è dovuta tanto all’ Anello in sé quanto all’ azione di Sauron. Tuttavia se questi avesse riconquistato l’anello tutta la Terra di Mezzo sarebbe diventata come Mordor. È interessante inoltre che nel decimo volume della History, intitolato appunto ” Morgoth’s Ring” Tolkien dice che in un certo senso la stessa Arda è “l’ anello di Morgoth”, nel senso che Melkor, il Valar caduto, l’ ha corrotta dall’ origine ma in questo modo ha anche confinato in essa gran parte del suo potere, diventando appunto Morgoth-il nemico- ma non potendo più liberarsi da quelle sembianze. Come sappiamo, il male non può creare ma solo corrompere e la degradazione voluta e causata si ripercuote anche su chi la causa.
È interessante questo conferimento all’interno dell’oggetto di un potere, quasi fosse un “sacrificio” che comporta vantaggi, ma anche limiti ed un “impoverimento” della fonte. L’esempio più evidente, nella letteratura fantastica contemporanea, è negli Horcrux di Voldemort. È, insomma, una storia antica che si ripete, e ripete, e si ripropone continuamente nella letteratura. Insomma, piacerebbe a Jung.
CHIARA: Il tema del trasferimento di una parte essenziale di sé in un oggetto magico, fatto che amplifica il potere ma in un certo senso lo limita, è molto antico e compare in numerose fiabe. Vi accenna lo stesso Tolkien (senza parlare dell’ Anello) nel suo saggio Sulle Fiabe, citando come esempio The Giant’s Heart di George Mac Donald “che trae il suo argomento principale da racconti tradizionali ben conosciuti”. Un motivo folklorico e fiabesco universale e diffuso.
Avviamoci alla conclusione: vorreste suggerisci un saggio e un’opera narrativa ciascuno, che sfiorino (o ci siano dentro del tutto) su quanto abbiamo chiacchierato?
STEFANO: Come saggio sul tema della spada, suggerisco la lettura di Francesco Marzella, “Excalibur. La spada nella roccia tra mito e storia“, Salerno Editrice.
Come opera narrativa non posso non suggerire un classico fantasy: Poul Andersono, “La Spada Spezzata“, Fanucci.
CHIARA: Dato che la saggistica su Tolkien è ormai sterminata non saprei sceglierne uno. Nella bibliografia ho citato “Il fuoco segreto” di Caldecott, io poi ho una predilezione per gli studi di Verlyn Flieger. Per quanto riguarda la narrativa e visto che Stefano ha citato Poul Anderson, propongo dello stesso autore Tre cuori e tre leoni, anche se non c’entra con l’anello.
Grazie anche di questi consigli! Buona lettura a tutti!