Lettere nel cassetto

C’è venuta questa cosa che i carteggi sono belli. Detto di come anche scambiarsi qualche mail, o solo semplici messaggini, sia piacevole, nella ritualità (che molti, anche non più giovani, non hanno poi provato così di frequente) di scrivere una lettera cartacea, che comporta una serie di azioni in successione, c’è qualcosa di liturgico.

Abbiamo così scritto una raccolta di corrispondenze letterarie, e c’è un po’ di tutto, come al solito: leggerete di due uomini che ragionano sulla sorte di molti uomini, leggerete di artisti secolari che si scambiano lettere in bello stile, leggerete di un carcerato e di una suora, leggerete di tempi antichi e tempi recenti, di mistero e di dolcezze ed anche di magia.

Sono le nostre Lettere nel cassetto, che potete ordinare già scrivendo qui: vitaeditrice@gmail.com (l’immagine di copertina è di Valentina Sardu!).

C’è del buono in questi ipertesti

Archiviate le due presentazioni del nostro libro C’è del buono in questi mondi: sul nostro canale YouTube (iscrivetevi!) trovate gli interventi alla presentazione del 27 marzo dei relatori, mentre qui e qui trovate due resoconti della presentazione (annessa al Tolkien Reading Day) alla Biblioteca di Sant’Antonino di Susa.

Trovate una bella recensione anche qui su Fantasymagazine, ed un’altra qui da agdnotizie. Una terza, a firma di Benedetta Dui, da legraindeble. Mentre Saverio Simonelli ci ha poi dedicato un poco di tempo su TV2000: grazie a tutti!

C’è del buono in questi mondi

Insomma, s’è fatto un libro di saggi: e saggi sulla speranza, che una cosa nobile e sincera, e il tema del Giubileo che s’è aperto qualche giorno fa.

La copertina (bella, vero?) è di Debora Pacifico, e la prefazione è dell’autorità tolkieniana Giuseppe Pezzini. Saggiamo Tolkien, Ende, Lewis e Rowling, che è un bel quartetto. S’uscirà fra un po’, metà di gennaio o giù di lì (ma intanto se volete qualche informazione a vitaeditrice@gmail.com, e comunque vi teniamo aggiornati). Nel frattempo, ecco i titoli dei saggi!

  • Leaf by Niggle: subcreazione come pellegrinaggio di speranza – di Chiara Bertoglio
  • «Sulle fiabe»: le radici profonde della Speranza nell’opera di J.R.R. Tolkien – di Davide Gorga
  • Gioia e speranza tra il regno d’ombra dell’Anello e il grigiore dei personaggi tolkieniani – di Daniele Barale
  • Le stelle come simbolo di speranza – di Chiara Nejrotti
  • Il dono di Nienna. Lutto e speranza nel Silmarillion – di Maria Finello
  • Estel, la Speranza elfica – di Sebastiano Tassinari
  • Tomisti contro Sauron: un cammino di speranza dalla Terra di Mezzo – di Marco Casazza
  • Sam, l’Hobbit della speranza – di Ives Coassolo
  • C.S. Lewis, la speranza che vive a Narnia – di Paolo Gulisano
  • Ende e “La Storia Infinita”. La Fantasia versus il Nulla – di Luisa Paglieri
  • La riscossa degli Improbabili: Neville, Guardiano di Speranza a Hogwarts – di Marina Lenti

Il Raduno San Marino Tolkien Fest, dalle nostre inviate sul posto

Chiara Nejrotti e Luisa Paglieri erano (attivamente) presenti al Raduno San Marino Tolkien Fest (qui la pagina Facebook). Ci hanno scritto questo resoconto, che riportiamo di seguito. Se volete vedere qualche video delle conferenze, rimandiamo qui agli amici di RadioBrea!

Dal 28 al 30 luglio si è svolto anche quest’anno l’evento tolkieniano organizzato dall’associazione Titania nella Repubblica di San Marino. Il Raduno, di cui quest’anno si è festeggiato il decennale, è innanzitutto un ritrovo di amici, per questo motivo le vostre inviate speciali Chiara e Luisa vi hanno partecipato, come negli anni scorsi; ecco un breve resoconto.

Anziché nella Rocca e per le vie della città di San Marino, l’evento quest’anno si è svolto nel podere Lesignano, sempre nel territorio della Repubblica, ma in un paesaggio decisamente più bucolico. Se negli anni precedenti si era a Minas Tirith, quest’anno ci siamo spostati nella Contea: le luci, i padiglioni contornati da festoni di bandierine colorate davano proprio l’impressione di trovarsi alla Festa a lungo attesa organizzata da Bilbo.

Molti i workshop a cui era possibile partecipare: dai “classici” di tiro con l’arco e scherma storica, a quelli meno usuali di ricamo e pesca nel laghetto sovrastante, ovviamente ribattezzato “Mirolago”.

Molto frequentata la sala dedicata ai giochi di ruolo e da tavola, che si sono svolti durante tutti i due giorni della manifestazione.

Il punto focale, come sempre, sono state comunque le tavole rotonde, a cui hanno partecipato anche le sottoscritte come relatrici. Purtroppo alcuni degli ospiti previsti, come il “nostro” Paolo Gulisano, non hanno potuto essere presenti, tuttavia i relatori intervenuti hanno ampiamente sviluppato i temi proposti negli  incontri, che sono stati vivaci e ricchi di spunti interessanti.

Nel pomeriggio del venerdì, Federico De Renzi, filologo, turcologo e islamista, ha presentato una propria riflessione sulle lingue della Terra di Mezzo meno conosciute e sviluppate dal Professore, come la lingua Nera e la lingua dei Nani; mostrando come anch’esse possano essere ricondotte a radici di lingue antiche effettivamente esistenti.

Successivamente il Raduno ha voluto commemorare una cara amica, presente al Raduno fin dalla prima edizione, che purtroppo ci ha lasciato: Adriana Comaschi. Insieme abbiamo ricordato la sua grande bravura di scrittrice fantasy, la sua vivacità intellettuale e la sua simpatia; per chi l’ha conosciuta, come noi, lascia un grande vuoto e siamo certi che essa sia approdata nelle Terre Imperiture e oltre il Ponte dell’arcobaleno dai suoi amati gatti.

Il sabato mattina, Ivano Sassanelli è intervenuto a distanza per parlarci del rapporto di Tolkien con i figli, in particolare con il secondogenito Michael, mentre Luca Arrighini ha ripercorso il rapporto del giovane John Ronald con Padre Francis Morgan che gli fece da tutore: questo rapporto rimase per lui il modello della paternità.

Il secondo incontro della mattinata, intitolato “Il Canto di Iluvatar” si è occupato dei due capisaldi della sub creazione tolkieniana: la fede, di cui ci hanno parlato ancora Ivano e Luca, e il linguaggio, di cui ha parlato la sottoscritta Luisa.

Nel pomeriggio si è svolta la tavola rotonda: “La Casetta del Gioco Perduto, vol.II – uno sguardo aggiornato al mondo del gaming tolkieniano e fantastico”a cui hanno partecipato i relatori; H. Pu, E. Borro, G. Galli, N. Gentile, Mastro Underhill, Riviera Nerd; seguita dall’incontro dedicato al bilancio dell’importanza dell’opera di Tolkien e della sua influenza dopo 50 anni  dalla morte del Professore: “Andata e Ritorno – un punto sull’Opera e il Ricordo di Tolkien a 50 anni dalla scomparsa/Nuove Pagine Tolkieniane”.

L’incontro ha visto sia la presentazione di saggi ispirati all’universo e alla poetica tolkieniana, come quello dedicato a Tolkien e Dante di Ivano Sassanelli, quello sull’influenza della mitologia e della letteratura classica di Arianna Parissi e quello sulla guerra nella Terra di Mezzo di Marco Rubboli, sia un bilancio dell’importanza dell’opera tolkieniana sull’immaginario. A questo riguardo Armando Corridore, editore e saggista, ha parlato dell’importanza del sublime nella letteratura e in particolare nel fantastico, e di quanto questo sia sempre più assente nella narrativa attuale . La vostra  qui presente Chiara poi ha cercato di rispondere alla domanda: “perché Tolkien possa essere considerato un classico” e per quale motivo la sua opera abbia avuto e continui ad avere così tanto successo.   Alessandro Bizzarri, infine, ha presentato la sua trilogia fantasy ispirata al Signore degli Anelli e a D&D.

La domenica mattina si è svolta l’interessantissima tavola rotonda dal titolo “Le Fondamenta del Fantastico – Viaggio nella letteratura e Folklore del Medioevo”: Carla Iacono Isidoro, antropologa e studiosa degli aspetti storico-antropologici dell’opera di Tolkien, ci ha parlato del Green Man  ovvero l’Uomo Selvatico, dal punto di vista antropologico e folklorico (anche se i due personaggi non sono proprio la stessa cosa, secondo  Luisa), figura che Tolkien conosceva bene avendo curato l’edizione di Gawain e il Cavaliere Verde, e che si può ritrovare in Barbalbero, ma anche in Tom Bombadil. Ferruccio Cortesi, archeologo e antropologo, è risalito indietro nel tempo per rintracciare i Berserkr, i guerrieri-orso, di cui Beorn è un perfetto esemplare. Errico Borro, archeologo e coautore del gioco di ruolo Il tempo della spada ha trattato il tema della magia, così come si è strutturata nel corso dei secoli fino al Rinascimento; Alessandro Astolfi, laureato in linguistica e filologia, ci ha parlato delle radici etnolinguistiche dell’opera tolkieniana e della figura del drago (facendo tra l’altro un interessante excursus sulle lingue italiane perché non solo il toscano ebbe una notevole produzione letteraria). La conclusione è stata lasciata a Annarita Guarnieri, notissima traduttrice di narrativa fantasy, che ci ha detto come questa si sia modificata negli ultimi tempi e ha poi sviluppato alcune suggestioni tratte dagli interventi precedenti.

Il secondo incontro della domenica mattina è stato dedicato alla traduzione della History of Middle Earth. Pierluigi Cucitto ci ha spiegato  quanto la History sia fondamentale per comprendere meglio le dinamiche del processo sub creativo tolkieniano e le profonde implicazioni filosofiche e metafisiche su cui il Professore si è soffermato, non sempre evidenti nelle opere conosciute.

Le vostre inviate hanno poi dovuto ripartire per tornare a Torino, perciò non abbiamo potuto seguire gli interventi della domenica pomeriggio. Il bilancio è stato come sempre positivo, sia per la qualità e la ricchezza degli interventi ascoltati, sia per il clima di amicizia che ha caratterizzato le due giornate. Come ogni anno si parte con un pizzico di dispiacere nel dover lasciare gli amici e con la speranza di poter dire: alla prossima!

Frate Fosco, di Luisa Paglieri

La nostra Luisa (l’avete letto Fantaxy?) ci regala qui un racconto: corredato di nota storica a seguito. Per chi vuole, lo trovate anche qui da scaricare in pdf, ed a fondo pagina.

“Fra Fiusch! Fra Fiusch!”

Le grida dei monelli, appostati dietro l’angolo di una casa, accompagnavano il passaggio dell’uomo e poi si spensero lentamente. Egli affrettò i suoi passi verso il bosco.

Era alto e magro, quasi emaciato. I lunghi capelli castani incorniciavano il suo volto affilato, sul quale un’ombra di barba metteva una sfumatura di colore scuro.

Filippo dei Conti di Parpaglia, signori di Revigliasco e di molti altri luoghi, però non era un frate e nemmeno un ecclesiastico, era un nobile. I conti di Parpaglia avevano possedimenti qua e là per tutto il Piemonte.

Tuttavia Filippo era molto diverso dagli altri nobili del suo tempo e della sua famiglia, trascurava la caccia e la vita brillante della nobiltà e il suo principale interesse era l’alchimia.

Chiuso nel suo castello a Revigliasco si dedicava a quegli studi profondi e misteriosi e si era guadagnato la fama che lo accompagnava, quella di un misterioso erudito, quasi un eremita. I ragazzi del paese, per cui un uomo istruito era generalmente un religioso, gli avevano appioppato quel nomignolo, “Fra Fiusch” ossia “Frate Fosco”.

Il grido scherzoso echeggiava nel vicolo. Filippo fece un gesto nervoso con il braccio e i monelli corsero via. Sapevano che non sarebbero stati puniti, Filippo non era vendicativo né altezzoso, pur possedendo una grande dignità.

Egli si affrettò ad entrare nel boschetto al limite del paese.

Gli alberi erano suoi vecchi amici e lo accolsero nel loro fresco abbraccio.

Quante volte aveva percorso quel sentiero cercando erbe sconosciute ai più per i suoi studi e le sue distillazioni!

Quel giorno però attendeva una persona.

E questa non tardò ad arrivare. Un passo leggero fece appena scricchiolare rametti e foglie calpestate, poi una mano sottile scostò un ramo e la persona attesa apparve.

Era una ragazza esile, con un bel viso ovale e due teneri occhi azzurri, avvolta in un semplice abito color lavanda. Ma il bellissimo gioiello che le brillava al collo, le maniere raffinate e l’elegante portamento facevano capire che si trattava di una fanciulla appartenente a una famiglia altolocata.

Al lieve rumore, Filippo si voltò e corse verso di lei.

“Violetta! Sei venuta, finalmente!”

La giovane donna sorrise.

“Nonostante la mia indipendenza (diciamo pure la mia insubordinazione), non riesco spesso ad uscire sola. I miei genitori non vedono di buon occhio le mie passeggiate senza neanche la compagnia di una damigella…”

“E porta con te una damigella, allora! Poi la allontaneremo gentilmente, con qualche pretesto… magari la manderemo a cogliere fiori… io vorrei vederti più spesso, ogni giorno!”

“Filippo, la colpa è tua che non frequenti la gente, non vai alle feste…”

“Non ho tempo per queste sciocchezze”, ribattè Filippo.

“Ti isoli troppo con i tuoi studi, sei un eremita…”

“Gli eremiti non si innamorano, Violetta, pensano esclusivamente a Dio.”

I due innamorati erano troppo felici di essere insieme per aver voglia di impelagarsi in una delle loro solite discussioni. La bella giornata, i fiori, tutto parlava loro di felicità.

Tenendosi per mano, uscirono dal folto del boschetto e percorsero un piacevole sentierino che si snodava nei prati. Le colline in primavera erano bellissime, poco lontano scorreva il fiume Po, invisibile da quel luogo ma apportatore di freschezza.

La contessina Violetta Passalado era di una famiglia nobile (benché meno famosa dell’illustre schiatta dei Parpaglia di Revigliasco) e brillava nella società aristocratica per la sua bellezza e gentilezza.

Alle feste dove Violetta era invitata si parlava (e sparlava) di Filippo: “Si dedica all’alchimia!” “Ci sono stati e ancora ci sono parecchi studiosi nella sua famiglia…” “Questo sì, ma si trattava di giuristi. L’alchimia è uno studio pericoloso, può spingere verso l’eresia!”

Le chiacchiere circolavano impietose.

I Passalado volevano che Violetta si sposasse ma lei rifiutava tutti i corteggiatori.

“Ti prego, Filippo” chiese al suo innamorato durante una delle loro passeggiate “ti prego, chiedi la mia mano!”

“Non sei felice così?” chiedeva lui, sorridendo.

“Lo sono, caro, ma la nostra felicità è precaria, segreta… se fossimo sposati tutto sarebbe più facile.”

“Nessuno è sicuro al mondo… e io sono così felice di amarti, anche senza sapere ciò che porterà il domani…”

“Ora ho un altro pretendente… si tratta di un parente dei Malabayla, una potente famiglia  astigiana. Non potrò tenerlo a bada a lungo.”

“Io non sono più giovanissimo, Violetta. Ho parecchi anni più di te e mi dedico solo agli studi. Forse i tuoi genitori non mi giudicheranno un pretendente adeguato” diceva Filippo.

Era vero. La gioventù l’aveva passata a combattere, il mestiere delle armi lo aveva impegnato a lungo come accadeva a tutti i giovani rampolli dei rissosi signori del Nord. In seguito, trascorsa la prima gioventù, si era immerso nei suoi studi.

“E cosa credi, che io sia una bambina?” ribatteva Violetta “La gente comincia a chiedersi perchè non mi sposo! E poi ascolta, amore… smettila con questi studi così tenebrosi, mi fanno paura! Non evocherai mica i demoni, vero?”

Filippo gettò la testa indietro e rise.

“No, cara, nulla del genere! Io studio le proprietà delle pietre, dei minerali… penso che quello che oggi studiamo con tanta difficoltà domani potrà servire a curare le malattie e ad alleviare la fatica degli uomini.”

Violetta, un poco rassicurata, tornava però, ogni tanto, a intavolare la questione del loro matrimonio.

*

La fama di Filippo cresceva, i suoi scritti circolavano in molti degli stati italiani. Ma quell’alchimista misterioso cominciava a dare un po’ troppo nell’occhio anche se di certo non lo avrebbe voluto. Un suo testo sulla Grande Opera fu pubblicato a Lione. E cominciarono a levarsi voci che lo accusavano di magia nera, di negromanzia.

Un giorno la contessina Violetta, che era particolarmente di buon umore perchè aveva convinto Filippo a chiedere la sua mano di lì a qualche giorno, fu avvicinata da una cameriera che le diede un biglietto. “Che cos’è questo, Anna?” chiese Violetta.

“Non lo so, signorina, io non so leggere!” rispose ingenuamente la donna “Un servo del conte Filippo lo ha portato e sa cosa le dico? Aveva una gran fretta!”

Con un cupo presentimento, Violetta aprì il biglietto e lesse. In poche righe confuse Filippo le raccontava che l’inquisizione lo aveva preso di mira: stava facendo ricerche e accertamenti su di lui. La cosa poteva rivelarsi peggiore del previsto, avrebbe potuto essere processato… Aveva quindi deciso di allontanarsi e le chiedeva un ultimo appuntamento per dirle addio.

Violetta si precipitò nel boschetto. Vide Filippo cupo più che mai, finito e ansioso.

Si abbracciarono con disperazione e Filippo disse che non poteva fare a meno di andarsene ma avrebbe fatto avere a Violetta sue notizie prima possibile. Violetta insisteva perchè lui restasse e si offriva di nasconderlo ma fu inutile: Filippo riteneva che la fuga fosse la soluzione più sicura.

“Vuoi che ci sposiamo adesso Filippo? Troverò io un prete disposto a sposarci in segreto, facendo a meno delle formalità!”

Lui le baciò la fronte. “No, cara, non posso sacrificare una donna giovane, le sue speranze…”

“Sacrificare? Ma cosa dici? Io sono disposta ad aspettarti con gioia!”

“Se un’attesa è troppo lunga o senza speranza, può presentarsi un nuovo amore, Violetta.”

“No, mai…” disse lei fra le lacrime.

Ma Filippo fu irremovibile, si sciolse dall’abbraccio, promise di scrivere e si allontanò, una figura grigia che sfumava nella bruma del mattino.

*

Passarono gli anni.

Violetta non ebbe mai più notizie di Filippo e anzi una voce si diffuse: Filippo si era spento in una località della Toscana, dove aveva passato, ritiratissimo, gli ultimi anni.

Violetta qualche tempo dopo accettò di sposarsi con un nobile che era anche un suo lontano cugino, Michele. Egli era un uomo assai sensibile, conosceva la storia dell’amore per Filippo e rispettava l’animo complesso e ferito di sua moglie.

Violetta con quell’uomo intelligente e comprensivo aveva trovato una specie di felicità, la felicità un po’ melanconica di chi ha molto sofferto ed è approdato ad un porto sicuro e tranquillo.

A volte la coppia effettuava lunghi viaggi per visitare parenti e amici e lo spirito di Violetta era rinfrancato da quelle scoperte di nuovi paesi e città. 

Un’estate attraversarono la Francia diretti verso una città dell’ovest di quel paese dove avevano degli interessi.

Attraversarono anche la regione dell’Alvernia dove il dolce suono della lingua d’oc sembrava familiare a Michele, cresciuto nel sud del Piemonte.

Si diceva che quella regione fosse terra di briganti eppure l’aspetto selvaggio di quei luoghi poco popolati affascinò Violetta.

Sentì anche parlare di un famoso monastero dove viveva un monaco famoso per la sua scienza medica. Colpita da uno strano presentimento, fu presa dal desiderio di visitarlo. Giunsero al monastero, una bellissima costruzione: nella chiesa un affresco effigiava un Cristo benedicente.

Violetta chiese il permesso di visitare il sant’uomo di cui le avevano parlato. Le fu risposto che l’uomo era molto malato ma gli sarebbe stato chiesto se intendeva ricevere la signora. Violetta disse il suo nome tremando. Era convinta che si trattasse di Filippo. La risposta affermativa del malato arrivò poco dopo.

Fu ammessa nella cella del frate, poco luminosa ma ben riscaldata. Non ebbe alcuna difficoltà a riconoscere nell’uomo coricato in un lettino, pallidissimo e dal volto sciupato, il suo antico amore.

“Sei tu, Filippo”, disse piano.

“Ora mi chiamo frate Pietro”, rispose lui in un soffio, “ma un tempo sì, sono stato Filippo dei conti di Parpaglia”

Le lacrime annebbiavano la vista di Violetta.

“Non sei tornato” disse.

“No, qui ho trovato la pace vicino a Dio. Ma tu sei stata il più bel ricordo. Va’ in pace anche tu, Violetta. Di certo non ho mai amato un’altra donna. In questo, ti sono stato fedele.”

*

Così finì la storia di Filippo. Ma a Revigliasco torinese il misterioso alchimista che si aggirava nei boschi è diventato la maschera ufficiale del paese, il protagonista del carnevale locale. Ancora oggi i giovani festeggiano Fra Fiusch, il Frate Fosco.


Ed ecco di seguito, la nota storica:

Il cosiddetto Frate Fosco è un personaggio storico. Non era un frate né un ecclesiastico, ma un nobile della famiglia Parpaglia che aveva vari castelli e feudi sparsi per il Piemonte. Si chiamava Filippo dei conti di Parpaglia di Revigliasco, detti così per distinguerli da altri rami della nobile schiatta.

Era un profondo alchimista e visse nella seconda metà del Cinquecento.

Si aggirava, si dice, nei boschi, incappucciato, spesso di notte, per raccogliere erbe che poi distillava nei sotterranei e nei cunicoli del castello. Si dice che cercasse il famoso oro filosofale, lavorando anche con minerali e altre sostanze.

La gente del popolo lo soprannominò per questo frate Fosco. (La gente spesso assimilava l’uomo colto al chierico).

Suo opere dovrebbero trovarsi in molte biblioteche anche all’estero.

Filippo ebbe una storia d’amore con la contessina Violetta Passavado, anche lei esistita, ma non la sposò mai perché, temendo l’Inquisizione, si trasferì in Toscana o secondo altri in Francia.

Si dice che negli ultimi anni della sua vita si ritirò in un monastero consacrandosi interamente a Dio.

Fin qui le poche notizie storiche. Il successivo matrimonio della Passavado e la sua visita a Filippo morente sono una mia invenzione.

Un canale YouTube, per vederci, se volete

Abbiamo un po’ pensato fosse il caso di avere un canale YouTube, che magari quando facciamo una conferenza la trasmettiamo anche lì, ma anche per altre piccole cose: ad esempio ci piacerebbe proporvi qualche nostro scritto, letto, come un audiolibro (audioracconto, se vogliamo essere più precisi). E chissà che prima dopo non ne venga fuori anche un podcast).

Iniziamo così con una serata via Zoom che avevamo fatto nel novembre del 2022 (con la nostra Luisa Paglieri a fare da magistra), e con un racconto tratto da un nostro giochino interno, riguardo le misteriose illustrazioni di Harris Burdick (qui il Post vi racconta un po’ la storia). Qua potete scaricarvi anche l’audio.

Iscrivetevi!

C’eravamo, a Sentieri!

Grazie a tutti quelli che sono passati da noi alla presentazione del Nizhar a Sentieri Tolkieniani (come sono andati? Benissimo)!

Belli ma belli belli. Non siamo tutti eh!

Consueta carrellata di fotografie (un po’ del nostro intervento e degli interventi nostri, ed un po’ della giornata), grazie a Luca, Patrizio e Simona. Occhio che tra un po’ facciamo un’altra presentazione!