Radici a Bologna, ma trevisano di adozione (perlomeno lavorativa), il nostro Filippo Bergonzoni, insegnante di filosofia, domenica 5 novembre ha ricevuto un importante riconoscimento letterario (primo premio ex-aequo) che porterà alla pubblicazione il suo romanzo d’esordio “Un ultimo accordo di Schumann”. Si tratta del premio “Lorenzo Da Ponte”, un concorso abbastanza singolare nel panorama nazionale, in quanto dedicato alla narrativa musicale. In altre parole si partecipa con un romanzo inedito in cui la musica non sia soltanto un elemento di contorno, ma il tema centrale e l’anima ispiratrice di una storia di fantasia. Chiacchieriamo con lui sulla genesi di quest’opera prima.
Filippo, tu hai partecipato al premio “Lorenzo Da Ponte” con un tuo romanzo breve nel cui titolo compare il nome di Schumann. Che cosa ti lega a questo musicista?
Schumann è un campione assoluto della fantasia e della creatività, nella sua opera pianistica rifugge dalle forme classiche per prediligere il frammento, l’aforisma musicale breve e discontinuo. Nelle sue composizioni più celebri (penso a “Papillon” o “Carnaval“) assistiamo a un caleidoscopio di scene sempre mutevoli e cangianti, raggruppate in particolare attorno a due stati d’animo dominanti: “Florestan”, l’anima più esuberante ed estroversa, e “Eusebius”, quella più riflessiva e intimista. Ecco, penso che ciascuno di noi, in parte, porti questa duplicità dentro di sé, magari senza arrivare a quegli esiti patologici in cui cadde purtroppo il compositore tedesco. La sua musica, in fondo, è un ottimo compagno di viaggio per capire meglio se sessi.
Ti senti più Florestan o Eusebius?
Nella vita di tutti i giorni direi Eusebius, ho studiato tanti anni filosofia e in questa disciplina sono fondamentali la calma e la riflessione. Ma ci sono dei momenti in cui irrompe Florestan, in compagnia di amici o in qualche vivace discussione con i miei studenti. O magari proprio nello scrivere un romanzo, in cui mi permetto di narrare cose di cui non parlerei mai nella vita reale.

Quanto c’è di autobiografico in questo tuo lavoro?
Nel romanzo è chiaramente autobiografico l’incipit: un professore di liceo sulla quarantina riceve un incarico di ruolo, in modo inaspettato, in una città distante dalla sua, dovendo così organizzare un rapido trasferimento. Ma la vita reale si ferma qui, un certo pudore (l’Eusebius che è in me!) impedirebbe di mettermi troppo in mostra. A partire da questo spunto ho inventato la storia di Pietro – il nome del protagonista – che in passato era stato un pianista di talento, sfiorando il successo in duo con un suo geniale compagno di Conservatorio. Ma la vita gli riserverà un altro destino e solo alla fine, forse, riuscirà a ritrovare se stesso. È un libro in cui i sentimenti sono in primo piano in tutte le loro sfaccettature, dall’amicizia, alla rivalità, al perdono, all’amore. E sono molto felice che la giuria l’abbia definito “avvincente” e “convincente”.
Nella stesura hai avuto un autore o un’opera di riferimento?
Se proprio dovessi indicare un’opera di riferimento non direi un libro ma, in modo un po’ inaspettato, un film: “C’era una volta in America” di Sergio Leone. Ci sono due elementi che mi hanno sempre colpito in quel capolavoro, da un lato il complesso intreccio tra tempi narrativi diversi, e dall’altro il fatto che due amici per la pelle, dopo che le loro strade si erano divise, si ritrovano molti anni dopo per un commosso bilancio esistenziale. Naturalmente il mio romanzo non è un gangster movie, ma entrambi questi aspetti sono presenti.
Chi saranno i lettori del tuo libro? Solo addetti ai lavori?
Al di là del titolo e di qualche riferimento più tecnico presente nel testo, non vuole essere un libro solo per musicofili o specialisti. Schumann, in fondo, è un pretesto per raccontare una storia di vita che si svolge ai giorni nostri, che spero possa coinvolgere e appassionare il maggior numero possibile di lettori. Una storia fatta di entusiasmi e difficoltà, di gioia e ostacoli da superare, in quell’alternanza di sentimenti che caratterizza un po’ l’esistenza di ciascuno di noi.
Il romanzo di Filippo sarà pubblicato da Diastema. Vi aggiorniamo eh!
