Un poco di Bach, con Chiara Bertoglio

Nella moltitudine di interessi degli Inkiostri la musica occupa un posto particolare: e per la nostra Chiara Bertoglio è molto di più che una passione. Il saepe noster Pier Francesco Miccichè ci recensisce qui l’ultima sua fatica, e le fa pure due o tre domandine scherzose, che non fa mai male, in questi contesti.


Chi ha studiato pianoforte e ha avuto l’onore (e l’onere) di confrontarsi con quanto scritto e trascritto dal celebre pianista Ferruccio Busoni (1866-1924) sa almeno due cose: il suo viscerale amore per Bach, e la complessità di scalare quelle montagne che sono le sue trascrizioni. Capaci di rendere sul pianoforte la profondità e la gravosità dell’organo, ma anche di restituirci le strazianti delicatezza e malinconia dell’immortale Ciaccona per violino solo, esse mettono costantemente a dura prova anche le abilità del pianista più avvezzo.

Negli ultimi mesi, la pianista e musicologa Chiara Bertoglio ha scalato quelle vette oltre ogni ragionevole prudenza, e il risultato delle sue fatiche, tutto per noi, è il quadruplo cd “Bach/Busoni: Complete Transcriptions, Arrangements and Contrapuntual Piano Works”, sesto volume del progetto pluriennale “Bach&Italy” realizzato dalla stessa Bertoglio per l’editore discografico Da Vinci Publishing.

Ben sette prime esecuzioni mondiali si celano tra le 74 tracce (oltre 4h30 totali) che comprendono, fra gli altri, i Preludi-Corali e le celebri Variazioni Goldberg, Fantasie, Fughe e toccate per organo, nonché gli studi-arrangiamenti che il pianista empolese ha composto su alcuni preludi del Clavicembalo ben temperato.

Un rapporto, quello tra Bach e il Belpaese (e viceversa) che la Bertoglio aveva già indagato a fondo nel Convegno “Bach e l’Italia” e nel volume omonimo che ne è conseguito, edito lo scorso anno da LIM.

Il cofanetto, giunto a pochi mesi dal centenario della morte di Busoni (24 luglio 1924) ha ricevuto il patrocinio del Centro Studi Musicali “Ferruccio Busoni”, dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania di Roma e della Società Bachiana Italiana, e nei pochi giorni dalla sua uscita ha già ricevuto migliaia di ascolti sulle piattaforme online.

Un documento di valore scientifico, ma soprattutto un regalo prezioso per intenditori, studiosi e curiosi, che rende giustizia al genio italiano e conferma la riconoscenza per quello tedesco.

Per quello che hai fatto sei diventata l’eroina di tutti i tuoi fan. Se dovessi paragonare quest’impresa a un romanzo/episodio della letteratura fantasy, quale sarebbe?

Mamma mia, l’eroina dei miei fan… non mi ci vedo proprio! Comunque… se dovessi scegliere un episodio fantasy, credo che andrei su quello che forse è il mio preferito e che ho approfondito di più, ossia la Musica degli Ainur dal Silmarillion di Tolkien. È infatti un passaggio molto “iconico” per me, in quanto rappresenta ciò che ispira profondamente la mia vita, la mia relazione con la musica, con gli altri e… con Dio. La divinità immaginata da Tolkien, Ilúvatar, “consegna” dei “temi musicali” a delle creature angeliche, gli Ainur, cui affida il compito di “adornarli”, ed essi lo fanno dapprima singolarmente, perché conoscevano solo “la parte della mente di Ilúvatar” da cui ciascuno di essi proviene, e poi, una volta che hanno ascoltato le improvvisazioni dei loro fratelli, cominciano a cantare insieme, creando una musica polifonica meravigliosa. La musica è quindi autorivelazione del divino, e tramite essa, in un ascolto attento e rispettoso, si può costruire una società in cui le libertà di tutti cooperino alla bellezza. Così vorrei che fosse nella mia vita e nella società, e così, su una scala infinitamente minore, vorrei che fosse anche questo lavoro discografico: una “polifonia”, un mosaico musicale in cui i vari elementi, insieme, concorrono a creare qualcosa di bello e di armonioso.

Dalla tua leggendaria impresa è nata persino la parodia di una famosa aria mozartiana a opera di un membro degli Inkiostri: ti va di raccontarcelo?

Ahah! Qui devo ringraziare Elisabetta, una carissima amica la cui arguzia è pari alla sua simpatia e alla sua conoscenza della musica. Evidentemente, per poter registrare questi quattro CD, ho passato un tempo molto considerevole in “compagnia” di Ferruccio Busoni, tanto che – come ironizzavamo spesso – Busoni e io siamo diventati una… “coppia di fatto”! E allora, sulle presunte avventure e disavventure della “coppia” Busoni/Bertoglio, Elisabetta ha creato non solo un’aria, ma addirittura un intero libretto operistico i cui versi si possono cantare sulle melodie delle arie mozartiane. Ho riso come una matta! D’altronde, la vera moglie di Busoni fu un giorno salutata come la “signora Bach-Busoni”, quindi, tutto sommato… c’è un illustre precedente!

Alcuni degli arrangiamenti di Busoni rendono più difficili da eseguire opere bachiane che già non è che siano proprio “Tanti auguri a te”, ecco. Quali terribili peccati hai commesso per sottoporti a questo cilicio pianistico?

Ne ho commessi quanti basta, in effetti, ma nella fattispecie non so se si tratti di un contrappasso vero e proprio! Un po’, devo dire, le sfide mi hanno sempre attratta; un po’ c’era la concomitanza con il centenario della morte di Busoni (1924-2024); un po’, in modo quasi inavvertito e involontario, a partire dalla mia tesi di dottorato (2012) si sono create sempre più numerose occasioni per approfondire il rapporto “Bach/Italia”, del quale Busoni è naturalmente un rappresentante quanto mai significativo. A dirla tutta-tutta, forse se avessi saputo fin dall’inizio a cosa andavo incontro… ci avrei pensato su un momento. Però sono felicissima di non aver quantificato fin dall’inizio lo sforzo che sarebbe stato necessario, perché… con un po’ di sana incoscienza, questa non totale consapevolezza mi ha permesso di realizzare qualcosa che sono felice di poter consegnare a chi vorrà ascoltarlo!


Per ascoltare il disco su Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/album/49d4v34ERUDKeKRU2Mc28V?si=UVfNeHzoSMaPRhJmuouZIA

Per acquistare il cd fisico: https://davinci-edition.com/product/c00784/

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