Fiaba a New York

Fairytale of New York è una canzone natalizia, senza essere una canzone natalizia. Lo è in una maniera sottile (tanto sottile da essere trasparente). 


It was Christmas Eve babe
In the drunk tank
An old man said to me, won’t see another one
And then he sang a song
The Rare Old Mountain Dew
I turned my face away
And dreamed about you
Got on a lucky one
Came in eighteen to one
I’ve got a feeling
This year’s for me and you
So happy Christmas
I love you baby
I can see a better time
When all our dreams come true. 

Sarà il troppo gin in tutte queste tazze da thè che mi rimbambisce, ma a volte non sono troppo sicura di come siano andate le cose. Una volta le suore avevano sequestrato un libro a Marla Mulligan, quello di Alice di Walt Disney, e così tutte volevamo leggerlo (ottimo lavoro, suor Magdalene), e ad un certo punto c’era scritto che Alice era il sogno del Re Rosso, o dello Stregatto, va a ricordarti, dopo tutto questo tempo, e mi sento un po’ così, come fossi il sogno di un altro. Vedo tutto che sembra ci sia la nebbia al mattino, e la memoria mi fa brutti scherzi, e non sono sicura nemmeno se ho visto per la prima volta il tuo brutto muso irlandese sul marciapiede di Katonah Avenue o a Times Square o sdraiato su una panchina di Van Cortlandt Park. Però ho l’impressione fosse a Natale. Eri sbronzo (sai che novità) con un giacchetto di tela verde aperto ed un maglione di lana grossa sformato che ti arrivava alle ginocchia. Ero sbronza (sai che novità), mi abbracciasti col tuo naso gelido dicendo che mi avresti sposata e che saremmo stati infelici insieme per tutta la vita. Bella profezia, coglione. Passammo la notte correndo, senza mai fermarci.

They’ve got cars big as bars
They’ve got rivers of gold
But the wind goes right through you
It’s no place for the old
When you first took my hand
On a cold Christmas Eve
You promised me
Broadway was waiting for me
You were handsome
You were pretty
Queen of New York City
When the band finished playing
They howled out for more
Sinatra was swinging
All the drunks they were singing
We kissed on a corner
Then danced through the night
The boys of the NYPD choir
Were singing Galway Bay
And the bells were ringing out
For Christmas day. 

Senza mai fermarci. Respinti con perdite. Mi raccontasti una quantità di balle, e io non meno. Sei sempre stato almeno brutto, altro che bellissimo, con quella manciata di denti che Dio pareva averti cacciato in bocca a caso, ed io non sono mai stata carina, neppure al massimo del mio splendore. Ma ecco, quella notte (mi convinco sempre più fosse Natale) in cui mi avevi ogni cosa, e il suo contrario, credo siamo stati qualcosa di simile all’essere felici. Ricordo ad un certo punto una banda (ma forse non era una banda ed era un tizio col flauto ed un tizio con tamburo) che scandiva il ritmo di Galway Bay, e tu prima iniziasti, con le tue gambe ossute da merlo, un passo di danza che sembravi lo spaventapasseri in quel film con Judy Garland, eppure non era male vederti, in un certo senso, e poi mi trascinasti con te. Cristo se dovevamo essere ridicoli, perfino in un quartiere irlandese in una notte di festa. Mi baciasti e poi, nel tuo alito: beh, per quella proposta di matrimonio? Io sono Sean, a proposito.

You’re a bum
You’re a punk
You’re an old slut on junk
Lying there almost dead on a drip in that bed
You scumbag, you maggot
You cheap lousy faggot
Happy Christmas your arse
I pray God it’s our last
The boys of the NYPD choir
Still singing Galway Bay
And the bells are ringing out
For Christmas day

 Ho fatto un rabbocco qui alla tazza. Guarda caso: ha chiamato Orla facendomi gli auguri di Natale. Dio, se ti dimentichi che è Natale significa che sei alla frutta. Cat, mi ha detto, passa da noi, sai che c’è sempre un posto da noi. Ho risposto che ho ospiti. Orla non me l’ha fatto pesare. Figurati, ospiti in questa topaia, con la tua poltrona vuota che non ci si siederebbe sopra un cane. C’è ancora la macchia di quando ti ho tirato lo stufato d’agnello perché avevi detto che Dickie Moore era un finocchio. Quante ce ne siamo dette negli anni.

I could have been someone
Well so could anyone
You took my dreams from me
When I first found you
I kept them with me babe
I put them with my own
Can’t make it all alone
I’ve built my dreams around you.

Ringhiai sibilando che chiunque sarebbe potuto essere al tuo posto, e che è stato solo il fottuto caso che mi aveva messo il tuo muso davanti, rovinandomi ancora di più la vita. Ti sgonfiasti come un sacco vuoto, e non ho mai capito perché: forse credevi che in fondo era stato qualcosa di simile al destino a farci incontrare, comunque poi fosse andata. Strisciando e in ginocchio mi abbracciasti le gambe, dicendomi poche parole, che conservo ancora nel cuore della mia memoria incasinata, e che forse saranno le ultime parole che mi rimarranno in testa, se Dio vorrà. Il poeta più fallito al di qua ed al di là dell’oceano: una fiera di insuccessi, a me, per me, attraverso me. Fanculo Grace Kelly, c’è una principessa anche sulla Duecentotrentaseiesima.

 The boys of the NYPD choir
Still singing Galway Bay
And the bells are ringing out
For Christmas day.

Perché ora non ci sei più, e mi hai lasciato sola, stupido coglione, e queste mura bianche e spoglie non sentono più la tua voce roca a dire idiozie, e sento spesso freddo. Ho appeso fuori dalla finestra le vecchie luci di Natale, quattro lampadine rosse intermittenti da vergognarsi, e mentre le mettevo, ho come sentito una canzone distante, portata dal vento, ma non mi ricordo il titolo.

Quando ti rivedrò, prego che forse mi dirai Cat, sei proprio scema, è la nostra canzone.

Kirsty Anna MacColl è morta a 41 anni il 18 dicembre 2000. Shane MacGowan, irlandese, poeta, cantante, è morto il 30 novembre 2023. Al suo funerale, alla chiesa di St. Mary of the Rosary a Nenagh, nella contea di Tipperary, è stata suonata Fairytale of New York. Tutto sommato, se ballano al tuo funerale, qualcosa di buono nella vita l’hai fatto.


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