Il Palio di Siena, dalla nostra inviata sul posto (un ritorno).

Qui così Miriam ci raccontava del Palio della Madonna di Provenzano: adesso, come è bene che sia, ci racconta il Palio dell’Assunta (se eravate distratti, ecco qua), con un focus tutto particolare.

Ceri e Censi, l’antico cuore sacro del Palio dell’Assunta

14 agosto, nel torrido pomeriggio estivo, da secoli, tutta Siena si riunisce per una tradizione che pare provenire dal XII secolo, forse più antica della corsa del Palio che si svolge il 16 agosto. La devozione alla Madonna Assunta affonda le sue origini proprio in tale periodo, quando la città di Siena conquista e afferma la sua indipendenza, costruendosi attorno il grande stato che fino alla caduta nel ‘500 l’ha resa una delle città più potenti d’Italia; tale devozione si rinsalda dopo la vittoria di Montaperti contro Firenze, nel 1260. Da allora, con una breve assenza dopo l’unità d’Italia, ogni anno contrade, parrocchie, castelli e comunità dell’antica repubblica affollano le vie della città in processione verso la cattedrale recando in dono alla Vergine Assunta, venerata con il titolo di Advocata Senensium, preziosi ceri decorati. L’uso di donare ceri, e più in generale la costosissima cera, ai luoghi di culto, proviene proprio dal medioevo ed era una donazione preziosa visto i prezzi del materiale e l’utilità che le chiese ne traevano: tale cero aveva un peso in libbre equivalente al censo ovvero la vetta collettiva di tasse che tale terra doveva versare a Siena.

La processione in sé è studiata nei minimi dettagli dal comitato preposto e l’ordine prestabilito non può essere infranto per nessun motivo, il che contribuisce all’enorme solennità e spettacolarità del momento. Dalla chiesa di San Giorgio parte la componente ecclesiale scortata dalla polizia municipale e dalla banda “Città del Palio”, seguiti dai gonfaloni dei terzi della città, dalle relative rappresentanze delle contrade formate da giovani contradaioli recanti il prezioso cero e dalle parrocchie presenti dentro e fuori le mura. Lambendo Piazza del Campo lungo il chiasso largo si aggrega la componente civica con le comparse delle contrade, un tamburino e due alfieri, nell’ordine delle bandiere esposte a Palazzo Pubblico per l’estrazione del Palio, seguite da quelle che quest’anno non correranno la carriera del 16. Chiudono il corteo le chiarine di Palazzo, il Sindaco e le autorità, i labari del Comune e del Magistrato delle Contrade con la rappresentanza dei priori, il Drappellone scortato dai valletti e il Carroccio con il cero comunale tirato da due immensi buoi di razza chianina.


Le comparse delle contrade accolgono l’ingresso dei Trombetti di Palazzo, delle autorità e delle insegne comunali.

Si suda lungo il corteo, d’altronde sono le quattro di pomeriggio in pieno agosto, ma si arriva senza intoppi davanti alla cattedrale dove il campanile suona a distesa ad accogliere la città intera. Entrano le comparse e tutte le componenti del corteo depositando i doni ai piedi della madonna del Voto, con i tamburi e le chiarine a far tremare le pareti del Duomo e in ultimo viene portato il grande cero comunale, preziosamente dipinto a mano e acceso dal sindaco Nicoletta Fabio; nel mentre il canto più bello e caro ai senesi ripete: “O Maria, la tua Siena difendi, per lei prega benigna il Signor”.

Parola al Cardinale Arcivescovo di Siena – Colle Val d’Elsa – Montalcino, Augusto Paolo Lojudice, amico delle Contrade e del Palio; parla ai bambini e ai ragazzi delle contrade che hanno portato i ceri: “Un saluto a tutti voi più piccoli che avete fatto questo sforzo, un bel cammino in tutte le strade con questo peso, con questi regali che avete portato in Duomo ai piedi della Madonna. È importante fare questo dono, questo è il segno di una festa, dove la festeggiata è proprio lei, Maria, ai piedi della quale avete portato questi regali; quando si va a una festa si è contenti e gioiosi, si portano regali, e così è stato fatto. Mi soffermo ora sul drappellone, il meritato premio per chi vincerà il 16, lì si evince con chiarezza e forza che Lei è al centro, in alto, con il suo manto, assunta in cielo. Vi ringrazio, non voglio arrogarmi il titolo di prendere le parti di Maria, di questi regali come vi ringrazierebbe lei, mamma di tutti noi alla quale nei momenti difficili possiamo e dobbiamo rivolgerci. Chiediamole un aiuto, una vicinanza e un sostegno, come tante volte nella storia Siena ha fatto.” Squilli di chiarine, rullo di tamburi e l’Arcivescovo benedice il tanto contestato drappellone, manca poco al Palio e i popoli sono in fermento, non è un segreto che con questa offerta del cero le contrade auspicano un qualche favore celeste nei propri confronti alla carriera dell’Assunta.

Questa celebrazione tanto sentita, nonostante le accuse rivolte ai senesi di avere solo forma e niente sostanza in campo di fede, dimostra come a distanza di secoli Siena continua a guardare alla Vergine nei momenti di festa come il Palio e nei momenti di difficoltà; in ultimo nel 2020 erano state deposte ai piedi della Madonna del Voto (opera di Dietisalvi di Speme, datata 1267), l’icona più venerata della Madonna Advocata Senensium, le chiavi della città come supplica durante la pandemia. Dopo la processione un violento acquazzone si è abbattuta sulla città causando l’annullamento di due prove del Palio e del concerto della Città del Palio, ma questo non ha scoraggiato i popoli che alla prova generale e poi alla carriera hanno riempito fino all’orlo Piazza del Campo.

Il sindaco accende il cero a nome di tutta la città, benedetto dal cardinale Lojudice.

 A onor di cronaca il Palio, uno dei più movimentati e imprevedibili mai visti, l’ha vinto la contrada dell’oca con il cavallo scosso Zio Frac, dapprima montato da Carlo Sanna detto Brigante, dopo una serie di rocambolesche cadute e sorpassi. Non si smetterà mai di accusare l’oca di essere favorita dall’alto essendo il rione d’origine di Santa Caterina ma, dati in mano, è la contrada più vittoriosa con ora 67 palii ad arricchirne il popolo. Eppure, dopo la corsa, recuperato il drappellone, dopo qualche disfida e fronteggiamento con la Torre, arrivata seconda per ben tre volte di fila, stavolta dopo la rivale, la prima cosa che il popolo vittorioso fa è tornare da Lei, in duomo, per rendere grazie alla Vergine Regina di Siena per la vittoria con il “Maria mater gratiae”, segno che, nel cuore di una delle tradizioni più mondane e profane, c’è ancora qualcosa di veramente devoto.

Maria Mater Gratiæ,
Mater Misericordiæ,
Tu nos ab hoste protege
et mortis hora suscipe.

Jesu, tibi sit gloria,
qui natus es de Virgine,
cum Patre et almo Spiritu
in sempiterna sæcula. Amen.


La madonna del voto, dipinta nel 1267 circa da Dietisalvi di Speme, l’immagine più venerata della Cattedrale, con il nome di Advocata Senensium.

Lascia un commento